martedì 3 novembre 2009

MechaBrillo: L'Era dei Titani di Adriano Barone e Massimo Dall'Oglio

Parliamo ancora una volta di postmoderno, ma questa volta evitiamo tutto il discorso su citazioni e Tarantinate varie per fare un passo indietro. Tipo fino ai tempi del decostruzionismo di Heidegger, ovvero il tentativo del filosofo di mostrare un qualsiasi fenomeno come esso appare in realtà, andando a intaccare direttamente i vari piani ontologici. Il tedesco cercava di applicare questi concetti al linguaggio della metafisica, Adriano Barone e Massimo Dall’Oglio invece agli anime dove enormi robot si prendono a mazzate. Tradotto in linguaggio corrente sta più o meno a significare che L’Era dei Titani è uno studio filologicamente perfetto del genere in questione (nella sua accezione più moderna). Tanto chirurgico e perfetto da dimostrare la propria consapevolezza con l’adesione maniacale al modello originale, piuttosto che incappando nella trappola dello spiegone e della battuta metanarrativa.



Sfogliando il primo volume di L’EdT si ha l’impressione di assistere a una puntata di un anime. Ancora meglio, del succo di tutti gli anime prodotti negli ultimi 20 anni. Abbiamo un segmento di subplot a lunghissimo termine sovrapposto a una narrazione di tipo verticale (destinata cioè a nascere e morire nell’arco della puntata) con cui condivide toni e tematiche. La puntata si apre con un evento che introduce narrativamente (getta le basi per il dipanarsi della sceneggiatura) e concettualmente (tra le righe ci puoi leggere il tema dell’episodio) a quello che verrà, abbiamo la parte centrale dove vengono sviluppate le due trame e la conclusione con il più classico degli scontri finali. Che, naturalmente, avviene sia a livello fisico (mazzate) che a livello di crescita interiore del personaggio (scelte difficili da prendere, traumi da superare,…). Tutto questo rispettando ogni tipo di punto fisso di serie come Evangelion e compagnia varia: la prima apparizione del robottone (a effetto ma non tamarra, con tanto di didascalia apparentemente relativa al mecha ma che in realtà parla di chi c’è dentro), introduzione di una nuova arma (cresce il personaggio quindi anche il suo avatar meccanico), spalla simpatica, il dottore austero e disumano che comanda tutto, amori, tradimenti, diversi piani di lettura sul significato dei cattivi,… Tutto come da copione? Assolutamente sì. E per una volta è puro sollazzo.



In questi casi non si dovrebbe parlare di postmoderno puro, manca la componente di sberleffo e di prospettivismo, ma la forte carica pop del soggetto di studio non può fare a meno di distanziarci da modelli troppo alti per finire nell'apprezzamento dell’oggetto industriale (riproducibile) di per sé. Non voglio dire che L’Era dei Titani è il detersivo Brillo dei fumetti di robot giganti, ma più o meno il concetto è quello. Da questa prospettiva verrebbe quasi voglia di cancellare quel paio di ottime trovate autoriali che arricchiscono l’albo (come per esempio l’omertà che circonda l’infezione, probabilmente il punto più umanamente alto dell’opera).



Un esempio di narrazione talmente tipicizzata da risultare appetibile soprattutto a chi di tali prodotti ne ha consumate tonnellate. Come si diceva, postmoderno.

5 commenti:

:A: ha detto...

Wow, addirittura tirato in ballo Heidegger...che storia! O____O
Grazie, Ma!
(si inchina)

Greg ha detto...

tutto vero.

anche se ai miei occhi malati assomiglia eccessivamente ad un "esercizio veloce" sul modello narrativo postapocalisse+mecha più che una storia completa.

The Passenger ha detto...

:A: è alle prime esperienze e sicuramente dei difetti nei suoi lavori ci sono, come ci sono nei ns...Titani mi è piaciuto molto di più di Tipologie...più adulto nel senso di maturo, meno autobiografico e forse meno coraggioso...ma essenzialmente più riuscito

MA! ha detto...

Secondo me il meglio lo avrebbe potuto avere pubblicando questo one shot con una grafica da serie regolare. Ma ho idea che avrebbero afferrato in pochi il cortocircuito.

:A: ha detto...

Marco: ci ho pensato anch'io. Infatti ci sto lavorando, a un progetto con la grafica e i colori da cartoni animato...sarà ancora più "veramente falso" di questo. ;-)