domenica 10 aprile 2011

A volte va anche bene: A Better Tomorrow di Hae-sung Song (Kr/2010)



Si può perdere del tempo a scrivere un articolo sul remake coreano di A Better Tomorrow? Contro ogni aspettativa la risposta è sì. Non perché il rifacimento in questione sia un capolavoro, ma perché almeno coglie lo spirito dell’originale e, attenzione attenzione, ha l’ardore di approfondirlo (pur rimanendo una pellicola di cui nessuno sentiva il bisogno). Il regista Hae-sung Song ha la scaltrezza di evitare sparatorie, balli di morte e laghi di sangue. Della trilogia di John Woo/Tsui Hark va a riprendere piuttosto il vero aspetto rivoluzionario: l’eroe che piange, fallisce, muore. Se a metà degli anni ’80 lo spettatore occidentale era bombardato da testosteronici macrocefali statunitensi, tutti in gara per la pistola più grande e la battuta più scontata, a HK nasceva una nuova generazione di personaggi romantici. Capaci di uccidere centinaia di nemici (da qualche parte avevo trovato il bodycount di Chow Yun Fat, e si parlava veramente di numeri a tre cifre) così come di sciogliersi in lacrime per un amico perduto o ritrovato. Sorprendente come in 20 anni di plagi all’opera del Maestro nessuno dei sedicenti discepoli (leggi: sciacalli) abbia mai capito che il fulcro su cui ruotava tutta la sua poetica non erano i mexican stand off, e neppure le coreografie con i caricatori infiniti, quanto piuttosto il melodramma sottocutaneo. Quello che traspare anche in una matrice noir. E allora tutti ad approcciarsi a questo remake pregustando chissà quali leccornie balistiche, rimbambiti da anni di reboot hollywoodiani, eretti all’ombra dell’onnipotente e onnipresente adagio bigger is better. Così un onesto mestierante come Song ci frega tutti. Relega le sparatorie a sole due scene (seppur belle toste, frenetiche e violente a regola d’arte) e poi ce la mette tutta per rendere ancora più tridimensionali i rapporti tra i personaggi. Il risultato è una pellicola molto meno dirompente di quella del 1986, ma più cupa, completamente priva di un domani migliore a cui aspirare. Non un capolavoro, semplicemente un buon film che sa almeno dove andare a parare (e non è roba da poco). La produzione è nella media del prodotto di cassetta sud coreano, quindi più superficialmente curato di tutto quello che si vede generalmente da noi.


A questo punto apriamo un discorso sul cinema che ci ha regalato Park Chan Wook e Bong Joon-ho. Odiato e sbeffeggiato da chiunque, negli scorsi anni ci ha presentato sul piatto d’argento diversi prototipi per il blockbuster perfetto. Pensare che ci sia gente disposta a lamentarsi di un I Saw the Devil per poi perdonare qualsiasi scivolone al peggio horror da multisala proveniente dagli Stati Uniti dovrebbe farci capire tante cose. Prima di tutto il livello di offuscamento culturale a cui siamo arrivati. Criticare preventivamente un film (spiccatamente commerciale) perché avrà una fotografia perfetta, costumi raffinati e un impianto scenico da spot patinato significa cedere al grottesco e al cattivo gusto per il puro gusto di farlo. Se il prodotto a cui punto ha velleità artistiche o autoriali è logico che la messa in scena vada incontro (se necessario) a un imbruttimento controllato e allineato alla poetica del regista (vedi Aronofsky). Quando invece lo scopo è il semplice intrattenimento, con la messa in produzione di enormi giocattoloni vuoti e fatui, la ricerca di un’estetica perlomeno ricercata è il minimo che ci si possa aspettare. Altrimenti ci meritiamo il nerd che compra il blu-ray dell’ennesimo Grindhouse-clone per potersi vedere la finta pellicola rovinata in alta definizione. Così si finisce a leggere in giro di stroncature a Kim Ji-Woon (l’esempio più rappresentativo) perché fa film troppo belli a vedersi. Tutte critiche che in Italia invece si muovono a quel genio di Sorrentino, l’unico nostro cineasta capace di dettare legge a livello planetario (e se dite di no allora non avete visto Il Divo).


In conclusione si può dire che il nuovo A Better Tomorrow meriti ampiamente la visione. Non siamo di certo dalle parti della pietra miliare, ma neppure della speculazione per lobotomizzati. E' innegabile il mestiere di chi scrive e dirige, con esempi di bravura, tipo la gara a chi monta prima la pistola, capaci di strappare sorrisi compiaciuti anche al più distaccato degli spettatori. Godeteveli, perché tutto il resto del film non sono che lacrime e sangue. Straziante il finale. Molto, molto, molto più duro e pessimista dell’originale.




9 commenti:

Watanabe ha detto...

Online si trova già con i sub ita?

A mio avviso ogni cinematografia ha i suoi momenti forti che spopolano in ogni dove. Quella Koreana ha passato il picco Park Chan-wook, Kim ki-duk e Bong Joon-ho. Questo però non vuol dire che ci siano altri film e registi meritevoli.. si passa troppo velocemente dall'esaltazione alla critica feroce.

Detto questo se hanno evitato di rifare A Better Tomorrow come hai scritto, hanno sicuramente portato a casa un risultato importante.

Gio' ha detto...

Perdonami l'OT MA! , c'è una maniera per mandarti una mail?

giulio ha detto...

Sorrentino spacca!!!!

MA! ha detto...

@Watanabe: risultato portato abbondantemente a casa. Direi che visto l'originale con cui ci si confrontava non mi pare male.

@Giò: ti scrivo io!

@Giulio: Conto le ore per il suo prossimo capolavoro.

Officina Infernale ha detto...

giulio ero io, il mio socio ha usato il mio comp in ufficio ed non lo sapevo e ho usato il suo account...sei pronto per le 5 fasi?

MA! ha detto...

E certo che sono pronto. Per quando è previsto il day-one?

Officina Infernale ha detto...

21 aprile a milano presentazione al xl combine e poi a napoli al comicon...qualche giorno fa mi sono invasato per l'ultimo degli indian devastante!

MA! ha detto...

Mica male 'sti Indian. Ma cosa sta succedendo alla Relapse? Sempre più marcia!

Officina Infernale ha detto...

dopo anni blastbeats un minimo di relax ultrasludgedoom...