mercoledì 18 agosto 2010

Eroi teneroni: Cat Shit One di Kazuya Sasahara (JP/2010)




Etichettare Cat Shit One come la solita follia nipponica significherebbe abbandonarsi alla superficialità più gratuita. In realtà la serie di Kazuya Sasahara (di cui per ora si trova solo il primo episodio, a cui si riferisce questo articolo) è un raffinatissimo detournement concettuale, atto a smitizzare almeno 30 anni di retorica e tonnellate di luoghi comuni. La genialità di questo prodotto sta nel fatto di essere assolutamente serio, nel non concedere nulla alla parodia o alla commedia. Quello che lo spettatore si trova davanti è un film bellico di estrazione moderna (ambientato nel 1991), interpretato da animali. Non ci sono gag, faccine buffe o uscite kawii. Nei 23 minuti di questa prima puntata trovate tutti gli ingredienti che vanno a comporre il tipico men-on-a-mission movie: i rinforzi che non arrivano, il nemico disumanizzato (con cui non è possibile comunicare), il sacrificio, l’esercito di due uomini, le battute virili quando tutto è concluso. La regia è sporca, tutta votata alla camera a mano e alle riprese da lunga distanza (a parte un paio di odiose cessioni al rallenty), mentre la colonna sonora punta al dramma e alle suggestioni etniche (soliti vocalizzi medio orientali).



Detto in altre parole: se al posto di teneri conigli ci fossero stati attori in carne e ossa non cambierebbe nulla. Ci sarebbero state le stesse sparatorie a senso unico, le stesse fughe dagli RPG, gli stessi interventi all’ultimo secondo. E proprio qui sta tutta l’ironia iconoclasta dell’operazione. Se la stessa cosa la può fare un batuffolo morbidoso, quanto bisogno c’è dell’eroe nerboruto?



E’ esattamente lo stesso meccanismo che ha reso celebre un altro feroce critico della società come Minoru Kawasaki, quello di The World Sinks Except Japan e The Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit. Il suo The Calamari Wrestler verteva esattamente sullo stesso meccanismo, basti il trailer qui sotto.







All’interno del genere sportivo siamo dalle parti di quel The Foul King che demoliva il sogno di rivalsa (un impiegato insegue i suoi sogni tentando la via del wrestling) sviando l’attenzione con abbondanti dosi di umorismo demenziale. Se in The Calamari Wrestler l’eroe era un essere completamente ridicolo, nel film coreano non esisteva proprio. Il protagonista poteva raggiungere il risultato tanto ambito, ma non ne risultava all’altezza (e anche qui la commedia si incunea al dramma). Percorso differente, arrivo medesimo: niente eroi.



Continuando a cercare parallelismi con Cat Shit One si potrebbe azzardare che certi eccessi degli ‘80 portino allo stesso risultato. Si considerino le cinematografie basate sul saccheggio (Italia, Hong Kong, Indonesia,…) dove si partiva da un canovaccio tipicamente statunitense per arrivare a risultati talmente estremi da sfiorare la parodia involontaria. Il John Woo di Heroes Shed No Tears (da non confondere con l’omonimo film prodotto dagli Shaw Brothers) riprende il modello del Real American Hero e lo rinforza con una tale dose di violenza e brutalità da creare un nuovo modello. Esattamente come successe con il poliziesco all’italiana nei confronti del modello Siegeliano (senza contare il confronto western/spaghetti western). Harry potrà essere una carogna a San Francisco, ma a confronto del Fabio Testi del Grande Racket non è che un principiante della giustizia sommaria. Opere talmente sopra le righe (nella loro estrema serietà) da attuare un sabotaggio interno al genere impossibile da ignorare, astraendole da ogni concetto legato alla vita reale e relegandole unicamente allo spazio ludico dell'immaginario collettivo. Dove teneri coniglietti possono interpretare spietati eroi in divisa da soldato.