sabato 12 settembre 2009

District 9 di Neil Blomkamp (2009): il ritorno dell'eroe

Disctrict 9 ha due grossi punti a suo favore: a) non è un film politico b) non fa ridere. Se osservando il trailer ci si aspettava una sorta di fusione tra il capolavoro (fantascientifico e pornografico) Starship Troopers e Cloverfield, il prodotto finito ci restituisce invece qualcosa di totalmente diverso. Guadagnando ulteriori punti.



Prima di tutto a livello di linguaggio: D9 è la perfetta fusione tra mockumentary e action della nuova generazione. Il giovanissimo Neil Blomkamp (30 anni) riesce a unire con un fil rouge indissolubile il realismo della tv verità e le suggestioni della narrazione videoludica, passando dal collage di interviste/riprese a mano/scritte in sovraimpressione della prima metà alle soggettive ipercinetiche della seconda. Immergendo poi il tutto in un mondo violento, concreto e dannatamente sgradevole. Dove sta allora la differenza con il sommo olandese Paul Verhoeven? Semplice, nell’empatia.



Nessun tipo di distacco, nessuna strizzatina d’occhio, nessuna citazione. D9 è la storia di un uomo piccolo e fastidioso (razzista, capace di fare carriera solo per le parentele, petulante) che si trasforma in un eroe, rivelandoci piano piano la sua profonda umanità e la sua grandezza. A parte il magnifico pretesto iniziale e l’ambientazione inusuale (neppure troppo, se si pensa alla provenienza del regista) a livello di scrittura non abbiamo nulla di nuovo (capirete come si conclude il film già prima che finisca il primo tempo), ma era tempo che nessuno si prendeva la briga di tratteggiare la figura dell’eroe in maniera tanto disperata e melodrammatica. Non pensate al sorriso sornione di Bruce Willis in Armageddon, qui il martirio è reale. Puzza di sangue, piscio e polvere. Non c’è nulla di piacevole in tutto ciò. Prendete l'annicchilente mancanza di retorica di Tropa de Elite (uno dei miei dieci film preferiti di sempre) e immaginatevene le conseguenze diammetricalmente opposte.



Geniale la scelta di dare un nome umano (Christopher) all’alieno protagonista, antitesi della controparte terrestre. Padre affettuoso, valente scienziato, sempre ripreso a figura intera e dotato di movenze più che umane. Anche in questo caso l’empatia è assoluta.



Concludiamo con un comparto tecnico di livello assurdo (le movenze del mecha sono impressionanti per antropoformismo) e colonna sonora da tuffo al cuore (oltre che lezione della vita per chi pensa che le marcette pompose e i riffacci metal siano l’unico modo per gasare lo spettatore). A quando la petizione per dare in mano a questo Neil il live action di We3?

9 commenti:

DIFFORME ha detto...

elapeppa! esce il 25 alsinemà...

Giangidoe ha detto...

Ma quando l'hai visto? Io sono ancora in Spagna e qui non è uscito...
Era un'anteprima?
Dio che curiosità!

PS:
Non so se conosci il fumetto di cui parlo da me, ma senza dubbio ne conoscerai le versioni live made Hong Kong. Ad ogni modo, vieni a farti due risate sulle assurdità che gli ho letto fare su carta, alla fine del mio "post comparativo sopraccigliare" ;)

Leonardo ha detto...

Pienamente d'accordo su tutto. Una lezione su come il cinema action dovrebbe essere.
E l'esoscheletro meriterebbe un film tutto suo.

MA! ha detto...

Diffo & Giangi: mi raccomando, non mancatelo al cinema.

Di Golgo13 conosco i live action, che però sono giapponesi e non di HK. Il fumetto mi manca, ma dopo il tuo articolo mi è venuta voglia di recuperare anche il fumetto. Ci vedo molto noir giapponese, di quello alla Nikkatsu, che mi garba veramente troppo!

Faust VIII ha detto...

Ah, l'hai poi preso quel tot di noir nipponici?

:A: ha detto...

OK, mi hai convinto.

Greg ha detto...

ho dato una sbirciatina nel week end: da batticuore!

Giangidoe ha detto...

Forse lo vado a vedere qui in Spagna, anche se i miei amici sivigliani (che erano entusiasti del trailer) mi hanno molto scoraggiato...

MA! ha detto...

@Giangi: se il l'ultimo trailer ti gasa, lascia stare. E' esattamente il contrario del film.