lunedì 11 maggio 2009

Quando Buddha ha i superpoteri: Opapatika di Thanakorn Pongsuwan (Tha/2007)

Ovvero gli X-Men in salsa thai. In altre parole: se in un film cercate soprattutto quella gamma di sfaccettare che non possono fare a meno di connotarne in maniera univoca e inconfondibile la provenienza geografica, allora Opapatika è il vostro film.



Esattamente come il blockbuster di Singer anche questo lavoro di Thanakorn Pongsuwan si basa sulle gesta di un team composto da individui dotati di poteri più o meno super. In territorio US si parla di geni, evoluzione o, al limite, di ragni radioattivi, qui le abilità speciali derivano dalla credenza buddista dell’ Opapatika, una delle quattro vie per venire al mondo. Se per noi mammiferi “normali” l'ingresso privilegiato risulta essere il Chalaphucha, soluzione che comprende il ventre di nostra madre come incubatrice naturale, per nascere supereroi nel sud est asiatico invece si deve essere generati da un suicidio. Naturale che una genesi così particolare porti anche a poteri altrettanto fuori dagli schemi, passando dall’immortalità tout court del maledetto Jiras al poco pratico dono di Paisol, un killer destinato a portare sul corpo tutte le ferite inflitte da lui stesso alle proprie vittime. Non ho idea di che vantaggi possa portare un potere simile, ma rimane comunque piuttosto suggestivo. Così, esattamente come succede con l’horror (si veda Art of the Devil, The Coffin, Buppha Rahtree), anche l’action/fantasy viene virato in chiave localizzata. Oggi in Thailandia, 20 anni fa a Hong Kong (e chi se li scorda i gloriosi anni dello splatter magic?).



Chiarite le origini dei protagonisti e verificata la loro provenienza indiscutibilmente asiatica, passiamo alla messa in scena. Come vi aspettate un blockbuster thailandese prodotto da Prachya Pinkaew (quello di Tom Yung Goong e Chocolate)? Esatto, la risposta giusta è esagerato. Opapatika mantiene questa promessa, facendoci intuire che se il vate di Tony Jaa lo avesse pure diretto staremmo gridando al capolavoro. Perché nei 100 minuti del film non esiste una scena action priva di decine di morti e litri di sangue che vanno a insozzare i marciapiedi, senza contare la presenza piuttosto corposa (oltre che gradita) di sparatorie e mexican stand off da manuale. Merce molto rara in un cinema fisico come quello thai (se si escludono le meravigliose eccezioni del manifesto Killer Tattoo, da recuperare subito se si vuole capire qualcosa del cinema di questa parte di mondo, e il post atomico Goodman Town). Peccato che Thanakorn Pongsuwan risulti un po’ legato nel momento in cui debba filmare l’azione, nonostante sappia comunque gestire al meglio una fotografia plumbea e si dimostri capace di alcuni movimenti da applausi. In ogni caso buona parte del lungometraggio risulta satura di bossoli, arti, sangue ed evoluzioni improbabili. Una mattanza che si alterna a siparietti seriosi e dall’alto tasso di melodramma, restituendoci il continuo cambio di registro tipico di tutto il cinema orientale.



Opapatika rimane un buon film, compatto in ogni suo compartimento e abbastanza forte da mantenere alta l’attenzione per tutta la sua durata. Lo si potrebbe addirittura citare come uno dei migliori esempi di “live action senza controparte cartacea” di sempre (anche se il campione di questa categoria rimane lo stupefacente russo Mechenosets) se non fosse per il suo potenziale tremendo. E per l’amaro che rimane in bocca pensandoci.




6 commenti:

:A: ha detto...

Ma DOVE LI TROVI?
Sei il mio eroe.

MA! ha detto...

Dovrei avere la giornata di 48 ore per vedermi tutti i film che mi ingolosiscono. E pensare che c'è perfino chi si lamenta di non trovare nulla di interessante al giorno d'oggi! Il cinema... è morto, il fumetto... è morto, il rock... è morto. Si, come no...

Faust VIII ha detto...

E' che si guarda sempre nella solita direzione(l'America) e non si fa un minimo di ricerca ad autori che sono si, meno familiari al grande pubblico, ma non per questo di minor valore. Lo sappiamo tutti che non è il numero di biglietti venduti al cinema che determinano la qualità di un film, altrimenti i Vanzina sarebbero i fratelli Coen italiani.

Matteo ha detto...

ehi boy, non so come rintracciarti! sono Mat di Haternal! stiamo ripartendo con Headbang, sei dei nostri? Fatti sentire! :)

Matt

Matteo ha detto...

ehi boy, non so come rintracciarti! sono Mat di Haternal! stiamo ripartendo con Headbang, sei dei nostri? Fatti sentire! :)

Matt

MA! ha detto...

Grande Matteo! Certo che ci sono. Ti ho mandato una mail con il vecchio indirizzo.