giovedì 6 novembre 2008

Blatta di Ponticelli: presente prossimo (Leopoldo Bloom Editore/2008)

Blatta è un fumetto a cui piace rischiare grosso, sospeso tra il didascalico gratuito e l’acuta interpretazione di quanto reso noto dal sociologo Zygmunt Bauman. Perché quello che attraverso i nostri occhi, viziati nel credersi liberi e privi di autocensure, potrebbe sembrare come la più terribile distopia, filtrato dallo sguardo molle della collettività appare invece come tranquillizzante utopia. Allo stesso modo dell’umanità descritta dallo studioso britannico il protagonista della vicenda rifugge a ogni tipo di decisione, preferendogli una vita immersa in un perenne stato di sospensione. Le scelte vengono rimandate, ogni ragionamento in divenire congelato fino a nuovo ordine. Nulla ha più significato perché perfino un processo irreversibile come la morte può essere annullato. A forza di vivere realtà mediate da un monitor ci si convince che un semplice CTRL+Z possa modificare perfino una delle due certezze della vita. Ed è proprio per tutta questa serie di motivi che, a differenza di quanto narrato nella gran parte delle opere distopiche post 1984, è il protagonista stesso di Blatta a scegliere il suo destino. Paradossalmente sceglie di non scegliere più nulla, ponendosi come unico colpevole della sua disfatta.



Proseguendo per questa strada coraggiosamente antropocentrica (non se ne può più di cospirazioni più grandi di noi) Ponticelli sceglie di dare un taglio contemplativo a tutto il libro, mantenendo comunque sempre al centro di tutto il suo palombaro troppo umano. Il grande formato delle pagine, la scelta di costruire splash page a tre ante, campi lunghi e lunghissimi, tutto pare studiato per schiacciare il lettore in un mondo enorme e spaventoso. Eppure i disperati che popolano le pagine di questa cronaca del dopo bomba riescono a trasmettere emozioni e sentimenti di un’intensità devastante, nonostante il loro volto rimanga sempre coperto. Ponticelli tratteggia anatomie e abitudini di vita con una sensibilità strabiliante, sfruttando il linguaggio del corpo come poche volte è stato fatto nel fumetto. Lampi di umanità ravvivano il grigio implacabile delle pagine.



Un lavoro difficile, che non lesina in colpi al basso ventre, ma non così plumbeo e senza speranza come potrebbe apparire a una prima occhiata superficiale. Da leggere concentrandosi su ogni singola tavola, accompagnati dal ritmo ipnotico dato dalla regia “a sospensione” di Ponticelli.

6 commenti:

Officina Infernale ha detto...

belle reviews (anche quella di d.murphy che non e' il mio genere) concordo appieno su femdom e Blatta, l'altro non lo tengo...bye man

Giangidoe ha detto...

Avevo già adocchiato questo volume dalle varie foto post-Lucca viste qua e là sul web, e devo ammettere che non avevo ancora indagato sulla trama.
Ma questa tua recensione lo ha caricato immediatamente di un'attrattiva pazzesca.
E che t'o dico a fa'?

alex crippa ha detto...

proprio per la concentrazione richiesta, sto rimandando la lettura del mio Blatta a quando avrò una bella ora tonda tonda da dedicargli.
per ora la tua recensione non fa che aumentare la mia acquolina in bocca.

grezzodeluxe ha detto...

grazie mille, recensione incredibilmente sensibile e puntuale.
non ho parole..

MA! ha detto...

Grazie a voi per l'attenzione!

@Officina: quando esce Motosega?

The Passenger ha detto...

Io l'ho sempre detto...'sta scimmietta è davvero dotata per lo scrivere! Una sua recensione vale tanto quella di un Mollica-per fare un esempio- ed inoltre fa crescere nel lettore-pubblico la voglia a comprare-vedere...caro marco dovresti farlo non solo per hobby ma anche per lavoro! Manda i tuoi scritti a Fumo di China o Film TV!