lunedì 8 settembre 2008

[oldiest but goldiest] Dangerous Encounters: 1st Kind (1980/HK)

Nonostante tutto il buon Tsui Hark aveva un sacco buone ragioni per essere incazzato nero. Due flop alle spalle su due lungometraggi diretti, una città allo sbando dove vivere e lo spettro cinese sempre più vicino. Pensando a questo non è difficile immaginarsi come Dangerous Encounters: 1st Kind sia stato concepito.



In una Hong Kong lercia e troppo simile a una gabbia per cavie, tre studenti ingannano il tempo facendo esplodere bombe in luoghi pubblici. Il loro gioco subirà una svolta drammatica quando intralcerà il lavoro di mercanti d’armi occidentali.



Cinema politico e nichilista, linguisticamente d’avanguardia, simbolo di tutto quello che sarebbe venuto negli anni a seguire, Dangerous Encounters: 1st Kind gioca con luci e ombre fino al grottesco finale. Una danza di morte tra cadaveri che camminano, un tour de force stilistico e sanguinolento che lascia storditi per potenza deflagrante. Un accumulo di fisionomie sgraziate e prospettive deformanti, un teatrino della miseria umana sorretto da raccordi di montaggio duri come un pugno in pieno volto.



Opera imperfetta, eccessivamente di pancia, macchiata e nobilitata da eccessi simbolici che ne minano sceneggiatura e ritmo. Difetti portati da un furore e da un apporto emotivo che ne costituiscono al contempo spina dorsale e rivestimento epidermico.



Da sempre fautore di una sinergia tra critica politico/sociale e cinema di genere Tsui Hark raggiunge qui il suo zenit pornografico (in contrapposizione alle metafore precedenti), usando lo spazio tra le righe non per suggerire ma per urlare a squarciagola il male di una società di topi. Ne risulta un opera non per tutti, scomoda anche per gli amanti del cinema dell’ex colonia inglese.



Più Patrick Yau che John Woo, oppure semplicemente Tsui Hark. Puro e mai semplice.

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