mercoledì 17 settembre 2008

I supereroi con l'ingoio: The Boys di Garth Ennis e Darick Robertson


Alla fine il buon Mc Luhan continua ad avere ragione. Passano gli anni ma l’adagio del medium come messaggio rimane la regola aurea, in ogni ambito della comunicazione così come nella narrativa. Non è segreto che il successo dell’ultimo Batman sia dovuto anche al fatto che il regista Nolan abbia deciso di rifarsi stilisticamente a Michael Mann piuttosto che a tavole disegnate. Una scelta coraggiosa e radicale in un panorama fatto di cinecomix che paiono filmati da PS2, uno strappo alle regole che ci porta lontano dall’ennesimo (e presuntuoso) rifacimento del manifesto pop Diabolik (dal genio di Mario Bava). Il cinema fa cinema, non fumetto in movimento.



The Boys è stato opzionato per una serie televisiva, a dimostrazione di quanto i concetti appena espressi siano ancora alieni a certi livelli dirigenziali dell’intrattenimento. Se si vorrà mantenere intatta la carica eversiva del prodotto originale avremo a che fare con uno spin off di Heroes, scritto dagli sceneggiatori di Nip/Tuck e diretto da Andreas Schnaas. Piuttosto sconsolante, direi. Eppure su carta la nuova serie di Garth Ennis funziona alla grande. Perché è fumetto che parla di fumetto, con i mezzi e il linguaggio del fumetto. Mi pare semplice.



Aldilà dell’umorismo triviale e dello splatter The Boys rimane una riflessione acuta sul genere super eroistico. A differenza di Authority non eleva i paladini della giustizia a esseri semidivini, poteri sconfinati e nervi d’acciaio, ma li abbassa a un livello più che terreno. Dall’origine delle abilità caratterizzanti (frutto di esperimenti governativi) all’organizzazione, fino alla tempra dei Nostri, tutto ci fa capire che i veri problemi sono fuori dalla portata di quattro pagliacci inguainati in tute di latex. Basti pensare alla splash page post 11 settembre, ben diversa da quella mostrata nei primi numeri di Ex Machina, tanto per citare un altro fumetto che ha fatto dell’attentato alle Twin Towers un perno su cui far orbitare la riflessione circa poteri e responsabilità.



The Boys si nutre di ritmi e soluzioni impossibili fuori dalla letteratura disegnata, di cliffhanger e di tagli che il montaggio televisivo stuprerebbe. Lo stesso umorismo risulterebbe incomprensibile ai più (vedi la battuta sulla resurrezione, degna del Morrison più meta testuale), a tratti addirittura intollerabile nella sua pornografia. Perché il nuovo team creato dall'irlandese è un trastullo per chi di fumetti ne macina a decine, per chi riconosce in questo medium potenzialità aliene a ogni altra forma di narrazione e per chi ne ama profondamente la spaventosa libertà.



Basta poco per definire The Boys: una versione di Watchmen pubblicata sulle pagine di 2000AD. E chi non capisce questo paragone lasci pure il volume in libreria.


3 commenti:

Giangidoe ha detto...

Giuro, ho compreso e apprezzato tutta la recensione e il suo messaggio anche se non conosco 2000AD!
E infatti, come ho scritto qualche giorno fa proprio su questo blog, la tentazione di comprare questo volume è abbondante (al contrario della pecunia...)

alex crippa ha detto...

ok, non ho più dubbi ora: lo compro.

(però non sarebbe male Schnass alla regia.................)

MA! ha detto...

Andate tranquilli entrambi, è un ottimo fumetto. Niente di epocale ma rappresentativo dei tempi che corrono. Dopo si sa che Ennis è una garanzia (nel bene e nel male...)