lunedì 24 maggio 2010

Refn e il cinema della crudeltà: Valhalla Rising (Nicolas Winding Refn/2010)




La tragica bellezza di Valhalla Rising sta nelle gole lacerate a morsi e nelle viscere strappate a mani nude. Nei lunghissimi silenzi e nella fotografia livida. In un pugno di dialoghi che paiono rubati al teatro e nella crudezza delle riprese digitali. Nelle distese di nulla incontaminato e nel rancore del disumano guerriero One Eye.



Con questo suo nuovo tour de force Nicolas Winding Refn si conferma definitivamente come cineasta della crudeltà. Nessuno come lui riesce a narrare parabole in cui la centralità del protagonista è motore primo per una discesa nelle bassezze umane. Proprio come nella trilogia Pusher, dove si sceglieva di concentrarsi su di un personaggio per volta nonostante la natura corale del soggetto. Se il mondo del crimine danese pareva essere popolato come non mai bastava focalizzarsi su tre personaggi (in tre lungometraggi diversi) per rendersi conto di quanto fosse piccola l’umanità che lo rendeva tale. Discorso inverso per Bronson, dove è il mondo a essere troppo piccolo per il suo unico protagonista. Complice una devastante interpretazione di Tom Hardy (inarrivabile, giuro, una cosa da non credere) siamo sbattuti sul palcoscenico della vita di Charles Bronson, il detenuto più pericoloso d’Inghilterra. Un egocentrico asociale, narcisista allo stadio terminale capace di intendere la violenza come unico strumento di comunicazione verso il mondo esterno.



Così, dopo i dialoghi tra miriadi di personaggi e i monologhi di un giullare crudele, è arrivato il momento dei silenzi. One Eye è muto, parla attraverso la bocca di un bambino che lo accompagna. Unica creatura verso cui riuscirà a provare affetto nel suo fluire incontenibile di rabbia e livore. La sua porta verso il Valhalla. Tutto il resto è natura selvaggia e incontenibile, brutture antropocentriche e un inferno fatto di fango e salsedine. Restituitoci tramite un linguaggio potente e ostico, fusione tra cinema e videoarte. Mai come in questo caso il danese aveva sfidato lo spettatore, portandolo a un' esasperazione fatta di inquadrature statiche, esplosioni di violenza intollerabili e una colonna sonora che pare fare il verso al drone di Sunn O))) e alle derive folk di Harvestman.



Un cinema che non ha nulla da dare, se non uno spaccato dei lati peggiori dell’uomo. Nessuna lezione, solo cronaca di una battaglia persa in partenza.



Anche considerandolo unicamente come orpello estetico, svuotato dai suoi significati da pessimismo cosmico, Valhalla Rising ha tantissimo da dare. Nonostante le numerose imperfezioni cronologiche (troppo vistose per essere casuali) finiamo immersi per 90 minuti in un mondo lercio e freddo, dove il termine barbaro ha ancora significato. Nessun tipo di glorificazione da cappa e spada per One Eye. Anzi, pare che ogni sforzo sia veicolato alla demolizione di mitologie logore e travisate. Proprio come succedeva in Pusher per il crime movie. Ancora una conferma della potenza deflagrante del cinema di Refn.




8 commenti:

Officina Infernale ha detto...

gia' in download....
ripresi dal venerdi'?

MA! ha detto...

Sì, sì. Ripresi. Bella serata, tranquilla e pacifica come ci voleva.

Mi raccomando, di Refn recupera TUTTO (e se Valhalla è il tuo primo contatto conta che è il più "artistico" dei suoi film).

Officina Infernale ha detto...

ho beccato pure i the pusher....

Greg ha detto...

scopro l'esistenza di un Cinema anche nel 2010 solo passando di qua

MA! ha detto...

@Officina: grande! Vedrai che ti gusteranno. E grazie ancora per venerdì sera.

@Greg: esatto, qui si parla di cinema puro. Penso che Refn non prenda neppure in considerazione l'ipotesi di intrattenere.

The Passenger ha detto...

@ Officina: sei stato un grande e un signore come pochi! Tra l'altro qui ne approfitto per ringraziare tanto anche Busatta!
@ Greg...esatto bis! nothing more! ^_^

watanabe ha detto...

Grandissimo grandissimo film
Refn è anche una persona simpatica.

Officina Infernale ha detto...

Grazie a voi, speriamo di ribeccarci presto