lunedì 6 luglio 2009

Nuovi compendi pop: Otaku Mag



Otaku è un magazine indipendente che funge da perfetta dimostrazione dei nuovi standard nel campo della pop culture. Privo di numerazione, si articola in uscite tematiche che ne definiscono forma e sostanza. Prendiamo il play issue, incentrato sull’immaginario videoludico. Il volume mantiene il suo formato pocket, ma questa volta si arricchisce di un poster in A2 (a opera delle superstar berlinesi della pixel art Eboy) e di un dvd interattivo. Nel dischetto troverete una succosa compilation di tracce riconducibili alla scena chiptune (musica elettronica lo-fi realizzata con vecchie consolle, con una predilezione particolare per il GameBoy) composte e registrate da artisti provenienti dai quattro angoli del globo, una lunga serie di video relativi alle esibizioni dal vivo di tale branca (tutte le riprese sono effettuate presso il Blip Festival di New York), parecchi trailer di videogiochi indipendenti (sezione molto, molto interessante) e ancora numerosi extra. Il creatures issue invece comprende adesivi dedicati al character design e un paper toy, mentre il kaidan issue ci suggestiona con una compilation di musica “fantasmatica” (anche in questo caso gli artisti coinvolti spaziano degli Stati Uniti all’Italia, passando per Giappone e Germania). Tutto senza dimenticare che ogni volta il volume si compone di più di 130 pagine farcite di manga, articoli e illustrazioni (nel play issue c’è pure un disegno esclusivo di Hayao Miyazaki). Non male per una pubblicazione autoprodotta.



Il fatto poi che una tale piccola gemma venga da un paese in via di sviluppo come la Romania ci dice molto di come stiano cambiando le carte in tavola. I vecchi punti di riferimento non esistono più, la globalizzazione sta permettendo miracoli prima neppure concepibili. La microeditoria ha infranto i limiti delle nazioni con la vendita online e, ora come ora, concepire una pubblicazione di questo genere limitata ai propri confini è una follia. Contributi da ogni parte del mondo garantiscono una pluralità di voci perfetta per definire i nostri tempi, mentre la multimedialità ci restituisce un ritratto perfetto del sovraccarico sensoriale a cui siamo sottoposti ogni giorno. Oltretutto il mercato si è allargato a dismisura, garantendo una competitività a dir poco salutare.



Se vuoi che la tua pubblicazione venda devi offrire qualcosa di più, non ci sono scappatoie, sia che si tratti di un packaging da urlo o di contenuti introvabili da nessun’altra parte. L’acquisto deve essere spinto dal desiderio di possedere qualcosa di unico e insostituibile, che ci renda felici nel momento in cui lo sfogliamo nel mondo fisico. In un'epoca dove uno dei problemi maggiori è la volatilità e la quantità esagerata di dati e informazioni a nostra disposizione, l’aspetto concreto della cultura ricopre più che mai un ruolo di primaria importanza (perché, nonostante possa scaricare centinaia di dischi al giorno, quelli che conosco meglio e amo di più sono quelli che possiedo su supporto ottico/magnetico/vinilico?). Per fortuna i bit non sono ancora riusciti a sconfiggere la sacralità della carta stampata.

2 commenti:

The Passenger ha detto...

E non dimentichiamo che Otaku fa parte di quelle SELEZIONATISSIME realtà "indie"pendenti che noi di Passenger Press distribuiamo alle fiere! The Future Is Indie!

Officina Infernale ha detto...

beh dai in itaglia abbiamo sempre xl con itervista vasco, ligabue tokidoki, speciale beatles, tarantino e i fumetti underground tipo dylan dog....