mercoledì 2 novembre 2011

[E finalmente ci sono arrivato pure io] Who are you?: Drive di Nicholas Winding Refn (US/2011)


A volte fa bene aspettare. Non farsi prendere dalla frenesia tipica della blogosfera e aspettare che le acque si siano calmate prima di parlare di un titolo che si stava aspettando da mesi con la bava alla bocca. In questo caso si parla del Drive di Nicholas Winding Refn. Finita la (sacrosanta) gara a chi urlava più forte “film dell’anno” e “io Refn lo seguo dal primo Pusher” rimane il tempo per qualche riflessione che rifugga dal solito meccanismo del giudizio, andando a indagare più in profondità.


Drive parte da una sceneggiatura banale, lineare e che in mani sbagliate avrebbe finito per assomigliare all’ennesimo clone della saga Fast & Furious (come doveva effettivamente essere). Fortunatamente dietro alla macchina presa il protagonista Ryan Gosling ha imposto un autore e non un mestierante. Un bell’azzardo, soprattutto in un momento non proprio roseo per Hollywood. Il risultato è al di là di ogni aspettativa: Drive è il miglior film di Michael Mann non diretto da Michael Mann. Un Miami Vice miniaturizzato ed esplicitato.


Una volta terminata la visione del’ultimo lavoro di Refn la sensazione è la stessa di quando siamo usciti dal cinema dopo aver seguito la nuova indagine di Rico e Sonny: abbiamo assistito a un classico istantaneo. Un film troppo enorme per essere metabolizzato alla prima visione, incapace di scivolare via senza lasciare tracce profonde. Destinato a essere percepito come se ci fosse sempre stato, permeando dall’epidermide e arrivando direttamente alla nostra memoria. Questo perché i due cineasti hanno nascosto la vera narrazione tra i solchi di un plot/vettore che più dritto non si può. La sceneggiatura scorre inesorabile, trascinando con sé i suoi protagonisti. Non è un caso che in Collateral, Miami Vice e Drive il tema comune sia lo spostamento. Su di un taxi, un macchina truccata o qualsiasi mezzo abbia un motore (in MV si passa dalla Ferrrari all’off-shore passando per monomotori e mercantili). Spostamento che è a sua volta metafora di una ricerca dell’identità e di una fluidificazione del nostro essere, sempre più votato alla trasformazione perenne (Bauman docet).


Chi si lamenta che la trasposizione cinematografica del telefilm simbolo degli anni ’80 ha una sceneggiatura da post-it dimostra, per usare un eufemismo, di non averci capito un cazzo. Perché la vera narrazione è tutta negli sguardi di Colin Farrell persi all’orizzonte, nei temporali perennemente sullo sfondo (neanche il clima ha un’identità precisa) e in Gong Li che chiede al suo amante dalla doppia vita, in mezzo a una sparatoria da annali e a mezza voce, “Who are you?” (e, non a caso, Who are you? è anche il titolo del tema musicale del film). Tutto il teatrino di narcotrafficanti, tonnellate di cocaina e mojito a Cuba sono i cavalli di un motore sempre su di giri, tirato al limite lungo un’autostrada illuminata dalle prime luci dell’alba.


Refn capisce tutto questo e lo vota al b-movie. Come in Mann la musica ha ruolo di protagonista, sia il malinconico e minimale tappeto sonoro tessuto da Badalamenti (o Cliff Martinez?) che le sparate synth pop ottantiane. Vediamo una cosa ma avvertiamo che sotto c’è molto di più. Siamo all’exploitation di quanto fatto dal regista di Nemico Pubblico. Come Tubbs e Crockett anche l’identità del driver (privo di nome proprio, quindi di identificazione) muta in continuazione. Ragazzotto teneramente impacciato, glaciale professionista, vittima degli eventi e implacabile vendicatore. Tutto nello stesso pacchetto. Quando la sua amata va a bussare (invano) un’ultima volta alla sua porta è facile immaginarsi le parole che gli avrebbe voluto rivolgere: “Who are you?”.


Un film anni ’80 girato in un digitale cristallino (come la Los Angeles notturna di Collateral), un noir ultraviolento che gioca con un romanticismo (magnificamente) scontato e stopposo. Il perfetto seguito spirituale di una pellicola considerata in egual misura capolavoro d’autore e blockbuster inconcludente. Tutta la furbizia del danese sta nell’aver scoperchiato questi sottili paradossi, facendoli diventare il maggiore motivo d’interesse di tutta l’operazione. E allora eccoci arrivati alla scena dell’ascensore (guarda caso un altro mezzo di trasporto), frammento di cinema destinato a rimanere incastonato nei nostri occhi per decenni. Impossibile non avere un tuffo al cuore durante quei pochi minuti di vertiginoso alternarsi di kitsch/sublime/poesia/furbizia/arte/epica. Tutto Drive è li dentro. E nelle macchie di sangue sul bomber in satin champagne del protagonista.


13 commenti:

Officina Infernale ha detto...

a padova gia non lo fanno piu'...prego in un meteorite...

aLeX ha detto...

ho costretto la mia ragazza a portarmi al cinema a vederlo! bellissmo!
comunque .. vado fuori tema un attimo, sono passato allo stand per comprare il tuo fantasmagorico volumetto rosa shocking.. ma non sono riuscito a farti i complimenti dal vivo .. così ripiego qui! grandissimo!

saluti esoterici..

MA! ha detto...

Grazie mille! Potevi ripassare però...

Mauro Padovani ha detto...

visto due volte e non vedo l'ora di rivederlo in dvd, magari in lingua originale.

Gio' ha detto...

Io dico che Bronson è una spanna sopra Drive, ma credo più per gusto personale che come cosa oggettiva...

Certo è che dopo i minuti iniziali da cardiopalma, dopo ti viene sparata "Nightcall", con la vista della città di notte e dei credits meravigliosamente fucsia, li dico "cazzo questo son i film che vorrei vedere ogni giorno!"

Watanabe ha detto...

Badalamenti per chi ha visto la versione pirata su internet.
Cliff Martinez è per chi lo ha visto al cinema.

..e non è una battuta, è veramente così.

MA! ha detto...

@Officina: Stesso problema. Una volta che fanno un film figo lo tengono in cartellone due giorni. Ho risolto in altri modi.

@Watanabe: figatona. Come mai?

aLeX ha detto...

@MA!
è stato un delirio! guarda, mi dispiace un botto.. spero di rifarmi alla prossima lucca!

Watanabe ha detto...

La risposta è: BOH!!
In tanti se lo chiedono. Io al cinema ho visto Cliff Martinez, poi me lo sono rivisto online ed era Badalamenti.

Che ci siano copie con le scritte sbagliate? Che sia un tiro mancino di chi ha messo il video online?

Ci penserà il nostro Driver a risolvere anche questo fattaccio. A suon di calci nel muso chiaramente!

Officina Infernale ha detto...

Recuperato!

Officina Infernale ha detto...

...e visto...minchia che film...

MA! ha detto...

Comunque cresce da paura. Invidia per Mauro che se lo è visto due volte al cinema.

Valentino Sergi ha detto...

Ma quanto siamo d'accordo!!!