mercoledì 23 giugno 2010

Saper giocare con il fuoco: Chronicles of Wormwood di Garth Ennis e Jacen Burrows




Di tutta la prima ondata dell’invasione Avatar targata Edizioni BD Chronicles of Wormwood era sicuramente l’uscita più attesa. Dopotutto è innegabile che Garth Ennis continui a rimanere uno degli scrittori più amati, nonostante il passare degli anni. Un gran furbone capace di farsi perdonare qualche scivolone (e una limitazione imbarazzante di argomentazioni) assestando a intervalli più o meno regolari colpi da maestro. A esempio di questo bastino quei due macigni inamovibili di Hitman e The Punisher Max, forse i suoi capolavori assoluti. Autentici antidoti alle marchette del caso. Chiarito questo va detto che, in un’ipotetica scala di valori tarata sulla produzione dell’irlandese, CoW si porrebbe più o meno a metà. Non grazie alla trama, al ritmo o all’umorismo (che ne avrebbero garantito lo sprofondamento nella parte bassa della classifica), ma facendo perno sulla sensibilità con cui vengono tratteggiate le due figure centrali, Gesù e l’Anticristo. Spiazzante, vero?



La satira e l’ironia verso la Chiesa Cattolica sono argomenti molto più delicati e complessi di quello che si pensi. Se si considera quanto è indifendibile e povero di argomenti il bersaglio in questione è fin troppo facile scivolare nel luogo comune o nell’attacco da osteria. Non è un caso se, messi di fronte per l’ennesima volta a preti pedofili, nazisti o avvezzi a ogni altro tipo di corruzione, la ferocia scivoli via lasciando indifferenti o, al limite, strappando un sorriso di languida approvazione. Fortunatamente Ennis è ben conscio di come si possa giocare col fuoco senza scottarsi. Finisce così col regalarci due personaggi indimenticabili cercando, a differenza di quello che tutti ci aspettavamo, la provocazione sussurrata.



Danny Wormwood non è l’anticristo da operetta che chiunque avrebbe tratteggiato. Abbiamo piuttosto a che fare con un mediocre, un produttore di paccottiglia televisiva (che sforza di promuovere con argomentazioni ridicole e inconsistenti) fidanzato con una donna molto più in gamba di lui. Che tra l’altro tradisce, pentendosi puntualmente dopo l’amplesso. Nulla di incredibile o di maledetto, piuttosto una brava persona senza nessun interesse nel fare del male agli altri (tradimenti sentimentali a parte). A sua volta Gesù è visto come la vittima delle circostanze, un uomo incredibilmente buono e pieno d’amore. Destinato a soffrire per questa sua condizione. Nessuna traccia del mongoloide, spastico, pervertito, cocainomane che ci avrebbero propinato tanti provocatori da due soldi. L’unico aspetto “negativo” che troviamo nel personaggio è una caratterizzazione da amabile sempliciotto. Sfaccettatura che si riallaccia a tutta una serie di apparizioni del Messia nell’immaginario popolare moderno. Sia che si tratti dei Simpson, piuttosto che di South Park, Family Guy o qualsiasi altra serie dal taglio iconoclasta, la figura del figlio di Cristo viene quasi sempre rappresentata come il fessacchiotto di cui tutti si approfittano. Un leitmotiv che ne fa un personaggio più codificato e amato (come si ama un personaggio di fantasia, nessun riferimento religioso) di quello che si potrebbe pensare. Provate a non ridere quando, in un puntata dei Griffin, trasforma una brocca di acqua in puro funky. O quando finisce per festeggiare in solitaria il suo compleanno in South Park. Io sarò anche anticattolico, ma Gesù rimane un personaggio fantastico. Sopratutto quando guida il gruppo dei SuperAmici (sempre in SP).



Garth Ennis cesella tutta la miniserie su questi due antieroi atipici, riuscendo così ad alternare banalità mostruose ad aperture delicate e, soprattutto, dalla fortissima carica umana. Motore primo di ogni storia narrata dalla mente dietro a Preacher. Per quanto lui si impegni a tratteggiarci come un gregge privo di qualità rimane il fatto che tutte le sue sceneggiature si fondano su azioni impossibili da portare avanti se non spinte da orgoglio e dignità. Caratteristiche inevitabilmente e indiscutibilmente umane. Ed è proprio qui che troviamo la più grande provocazione: secondo Ennis l’uomo è (e deve essere) perfettamente capace di risolvere i suoi problemi contando unicamente su se stesso. In un simile scenario che utilità avrebbero religioni e ideologie? E per ricordarcelo non occorre un Dio segaiolo (che comunque trovate nel fumetto) ma gli eredi dei due poli della cristianità che decidono di bersi una pinta piuttosto che dare il via all’Armageddon. Umani, troppo umani.