lunedì 10 ottobre 2011

Walter Simonson ti voglio bene



Cosa ti rimane dopo aver girato l’ultima pagina del monumentale omnibus dedicato al Thor di Walter Simonson? Personalmente è come se in casa mia fosse entrata la cosa più vicina alla Bibbia che io potessi immaginare. Perché nelle 1200 pagine di questo tomo (enorme, lussuoso nella stampa e nei materiali, curato fino al particolare nel particolare, ricolorato tanto bene da ululare al miracolo) è racchiuso tutto quello che fa grande il fumetto di genere. Il genio di Simonson è riuscito a prendere uno dei personaggi più improbabili di un genere improbabile (parliamo di un Dio nordico immerso in un mondo di mantelli e calzamaglie, vi rendete conto?) e a trasformarlo in qualcosa di epico, umoristico, profondo, innocente, rivoluzionario e fuori dal tempo. Viviamo in tempi di reboot, continui crossover, riletture adulte, staticità, allontanamento schifato dalle produzioni popolari e mille altre amenità che dovrebbero riuscire, da un momento all’altro, a rilanciare un medium dato da troppi per boccheggiante. Leggere queste pagine a distanza di 25 anni dalla loro pubblicazione invece non fa che sbatterti in faccia la verità: tutto quello che occorre è semplice e puro grande fumetto. Aldilà di etichette e proclami vari.


Nelle sue pagine Simonson fa volare l’immaginazione in un modo così libero e candido che solo un bambino potrebbe fare di meglio. Nelle sue storie troviamo razze aliene in fuga da demoni spaziali, antiche divinità impegnate per millenni a forgiare spade imbattibili, elfi oscuri e minacce tecnologicamente impossibili,… Un bestiario ricchissimo e colorato, che trova però posto in una struttura narrativa tutt’altro che semplice e lineare. Le saghe della run impiegano decine di numeri per arrivare al climax, senza dimenticarsi di incominciare a introdurre l’arco narrativo seguente prima ancora che quello in corso si esaurisca. L’attenzione non si concentra mai esclusivamente sul biondo protagonista, dedicando pagine e porzioni importanti (molto più toccanti di quelle dedicate al titolare della testata) a ogni comprimario della serie. Questo porta a sezioni incredibilmente complesse, interi numeri dove al massimo si sta sullo stesso personaggio per 1 o 2 pagine. La tavola prima si è a Manhattan, quella dopo nello spazio profondo, quella dopo ancora in un regno sperduto e così via. Il risultato è un mosaico di vicende pulsante e profondo, che Walter l’abile burattinaio riesce sempre e comunque a convogliare lungo binari destinati a scontrarsi. Se volessimo fare un paragone visivo è come trovarsi di fronte a un complesso e infallibile meccanismo da orologio realizzato però con ingranaggi di plastica colorata. I singoli elementi saranno anche infantili, ma il risultato finale è il frutto di un abile maestro.


E la stessa cosa l’abbiamo a livello di registri. Simonson dissemina di trovate umoristiche le sue storie, ma se c’è da picchiare duro è più epico di una cover di Ronnie James Dio. Quando Thor decide di venire a vivere sulla Terra viene in contatto con Nick Fury che gli consiglia di mimetizzarsi semplicemente indossando un paio di occhiali. Thor ci crede poco (giustamente), ma il colonnello dice che con quell’altro tizio ha sempre funzionato. Il figlio di Odino continua a essere dubbioso. Se questo scambio di battute non vi ha mandato in solluchero evidentemente non avete letto abbastanza fumetti. Stessa cosa la si potrebbe dire degli strepitosi teaser che chiudono ogni numero. Simonson riversa tutta la sua verve umoristica in deliranti strilli da romanzetto pulp, senza farsi mai mancare frecciatine al sistema fumettistico statunitense. Dopo qualche numero questo piccolo bonus diventa irrinunciabile. Ma guai a pensare che Thor sia un fumetto stupidotto e leggerino. Quando gli archi narrativi si avviano alla fragorosa chiusura l’atmosfera si fa seria e la pagine si riempiono di epiche battaglie. Il tratto muscoloso (mai grottesco o esagerato, retrò eppure nervoso e marcato come le produzioni più moderne) del Nostro va a tratteggiare splash page che spazzano in un colpo solo le varie Secret Invasion e tutta quella pletora di risse da oratorio che oggi siamo abituati a considerare come scontri epocali. Si passa dal tono della commedia (o della favola) a quello del grande romanzo fantasy, epurandolo però da tutto quell’armamentario di cazzate pacchiane che lo rendono sopportabile solo a chi gira con un dado a 20 facce in tasca.


Simbolo di questa tendenza il trattamento riservato a Thor. Se Simonson dimostra una sensibilità rara nel dedicare ampi spazi a comprimari prima invisibili, dipingendoli come eroi all’altezza di quelli con il nome in alto sulla copertina (vedi la struggente sezione dedicata a Balder the Brave, forse l’eroe recalcitrante meglio reso dell’universo Marvel), le libertà che si prende con il Dio del Tuono sono strabilianti. Se oggi come oggi il massimo che si può fare a un eroe è ucciderlo e farlo tornare sei mesi dopo (grazie Bendis!) nelle pagine di questa gloriosa run succede di tutto: lo si sostituisce con un mostruoso alieno più sensibile e saggio dello stesso figlio di Odino (che infatti lo adotta), lo si trasforma in una rana (e relativa Rana del Tuono), lo si fa cadere vittima di pozioni d’amore, lo si fa combattere accanto a Loki per la salvezza di Asgard (dimostrando così che anche il fratello malvagio è più di una figura bidimensionale),… Non ci sono limiti all’immaginazione di Simonson. Eppure non si scollina mai nei territori dell’indulgenza e del fine a stesso. Per quanto le avventure che viviamo su queste pagine siano enormi, eroici i personaggi o buffi i loro scambi di battute non si ha mai l’impressione che si sia fatto il passo più lungo della gamba. Non si sconfina mai nell’evasione troppo populista grazie alle continue trovate (che costringono il cervello a stare bene acceso) così come non si finisce mai nel pretenzioso “genere d’autore” grazie alla ruspante voglia di continuare a giocare.


E una volta girata l’ultima pagina si ha come la sensazione di aver letto qualcosa di importante, anche se si tratta solo di uomini muscolosi che si prendono a martellate fra loro. A quanto pare roba rara al giorno d'oggi.

1 commento:

Paolo Sonego ha detto...

Posso solo concordare in toto con le tue riflessioni!
Da vecchio appassionato di comics sto centellinando con piacere questo magnifico volume che col tempo non ha perso nulla del suo splendore anzi: la nuova colorazione fa veramente onore ai disegni di Simonson!