giovedì 1 dicembre 2011

Volevi fare il simpatico ma hai fatto una figura del cazzo



Radio è un progetto portato avanti da Marco Klefisch, funambolico illustratore, e Xister Project, quelli di PicNic Comics. L'idea sarebbe quella di fornire a curatori sempre diversi uno spazio espositivo sui generis, dove sperimentare nella maniera più pura. Il discorso è un pochetto più complesso e vi rimando direttamente al loro sito per chiarirvi le idee.


La prossima mostra si intitolerà Darker Than Black e si baserà su tutto l'immaginario portato avanti dal metal più oscuro, dai Black Sabbath fino al black norvegese. L'esposizione si comporrà di una serie di rifacimenti fotografici a opera di Federica Chiesa delle più importanti copertine della storia della musica del demonio. Tutto coordinato da Scarful. O almeno questo ho capito dal sito, anche se non è questo il punto della questione.


Inutile dire che l'idea è meravigliosa, sul pezzo e sopratutto di rottura. Una forma di espressione per troppo tempo considerata bassa e "ignorante" riceve finalmente la sua benedizione da un gruppo di creativi in vista e affermati. Senza contare che tutti i nomi coinvolti meriterebbero una mostra a sé stante, tanto hanno da dire.


Peccato che siamo in Italia, dove chi si fa il culo per una cosa del genere rischia di essere preso per deficiente. Leggete questa intervista, pubblicata su uno dei portali di coolhunting più noti d'Italia (e quindi, si dovrebbe pensare, più allineati a una certa mentalità globale e aperta a ogni forma di espressione). L'ironia totalmente fuori posto, la voglia di essere leggeri quando non ce n'è nessun bisogno, la mancanza di rispetto per l'interlocutore. Ma sopratutto i luoghi comuni, la chiusura mentale e i piedi ben piantati nella sana provincia italica. Se tu ti strappi i capelli per gli Arcade Fire sappi che al'estero i biglietti per un festival non proprio friendly come il Roadburn finiscono in meno di 10 minuti (quest'anno 7, per la precisione) e gente come i Wolfes in the Throne Room vengono incensati da chiunque. Tanto per fare due esempi a caso. Quindi vedi un pò cosa fa più ridere, se Darker Than Black o la tua superficialità.

12 commenti:

Antonio ha detto...

Non sono un fan del Black metal, ma lo sono certamente di meno di quel rockettino del cazzo americano che tanto va oggi.
Merito a chi fa cose del genere, certamente.

(e abbasso coolhunting e hipsters)

rae ha detto...

in tutto questo io ci vado subito dopo lavoro che mi voglio fregare una copia dello stesso

Watanabe ha detto...

Sto' Simone Sbarbati ha toppato di brutto...
Io odio il black metal e il metal in generale, ma cazzo non si può fare un'intervista del genere.

Tra l'altro un'intervista breve che conta 6 domande di cui a 3 l'intervistato praticamente non risponde, tanto è la demenza della domanda.

Ecco dice giustamente MA: volevi fare il simpatico ma hai fatto una figura del cazzo.
e io ribatto: una volta che te ne sei accorto, hai pubblicato ugualmente l'intervista?!

mah...

MA! ha detto...

Esatto, il problema non è il genere (ognuno può farsi piacere quello che vuole, ci mancherebbe altro) ma il fatto che tutto deve essere sempre e per forza ironico. Tutta la gente che ha lavorato a questa mostra è decisamente quotata nei propri ambiti, non propriamente underground. Se questi decidono di organizzare un evento dedicato a un genere di nicchia (che a loro evidentemente piace) non allineato con i gusti dei loro fruitori occasionali (e anche qui sarebbe tutta da discutere) allora deve essere una presa per il culo. Non fa nulla se nel resto del mondo una cosa così sarebbe stata accolta con tutta la serietà necessaria. Bho!

@Rae: mi sa che sei quello che l'ha vista più lunga.

odderflip ha detto...

sinceramente, mi duole scriverlo, non credo che avrei dato eco alla cosa.
comprendo che un richiamo così caro a chi scrive sia un boccone difficile da evitare ma scorrendo le pagine interessate (fotografo/studio/frzfrz /etc.) non ho raccolto un briciolo di genuinità che uno, ingrediente che invece trovo abbondare da queste parti (il nostro ospite lo sa).

Simone Sbarbati ha detto...

Senza la volontà di voler convincere nessuno quanto piuttosto per chiarire la mia posizione, cosa che mi è cara perché ci tengo a prenderla sempre una posizione, evitando un più semplice "far finta di niente" che non porta da nessuna parte e anzi farebbe torto alla discussione.
Non ho mai considerato il metal una musica di serie B, da ragazzino ho passato la fase metallara, come svariate altre prima e dopo ed ho tutto il rispetto per la cultura, la musica, i gruppi, le testate: tutto il mondo che c'è dietro, insomma.

Radio lo considero fin dalla nascita un grandissimo progetto, uno dei più interessanti e validi nel panorama milanese, con una ricerca pazzesca, trasversale, mai "facile".
E quest'ultimo progetto, quello "incriminato" non fa eccezione.

Quando mi è arrivata la comunicazione ho pensato: geniale. Ammantare di glamour gli stereotipi metal inventando un fittizio Black Heavy Metal e giocando sul nero, creando una strada di citazioni che si dirama nel tempo e in mezzo a culture tanto diverse tra loro.
Ma quello che soprattutto ho letto nel progetto è una buona dose di ironia che come un'ariete si abbatteva sugli stereotipi (del metal, delle foto di moda, del calendario).

Per il poco tempo a disposizione l'intervista si è fatta via mail e con il tramite di un ufficio stampa, quindi senza il contatto diretto, purtroppo.
E, probabilmente sbagliando, ho deciso di farla in chiave ironica aspettandomi risposte altrettanto ironiche (è ovvio che non penso che un metallaro non scopi: la cosa è uscita perché qualche giorno prima se ne parlava con un vecchio metallaro conosciuto per caso davanti ad un pub in quel fantastico momento di socializzazione con sconosciuti che è l'auto sbattersi fuori dal locale per una sigaretta).
Le risposte poi non lo sono state. E probabilmente non erano così "simpatiche" nemmeno le domande, a giudicare dalle reazioni che ho letto qua e sul blog che gestisco (che, ci tengo a dire, è tutt'altro che poco genuino: può non piacere il genere, non è obbligatorio, ma vi assicuro che non si cerca mai vie facili, si rifiutano spessissimo proposte anche commerciali di marchi che non riteniamo buoni, interessanti, e, anzi, i nostri lettori seguono noi proprio per la genuinità, assai rara su magazine online e blog che parlano di moda: questo tanto per chiarire).

Che fare a quel punto?
Pubblicare? A mio parere sì, problema che si è posto anche in passato nel caso di alcune interviste ad artisti: ogni giorno ne pubblichiamo una facendo sempre, democraticamente, le stesse 7 domande. A volte gli artisti rispondono in maniera molto interessante, altre volte ironicamente, altre invece senza il minimo di umiltà e con spocchia. In quel caso, penso, meglio pubblicare lo stesso: che sia il lettore a farsi un'idea, mettendo in confronto l'artista che esce fuori dalle risposte e la sua opera, e soprattutto mettendolo a confronto con le risposte degli altri.

Nel caso di Scarful quel che ho visto io tra domande e risposte è stato un corto-circuito, che ha rimesso in moto il meccanismo dell'equivoco che permea tutto il progetto in questione (ripeto: metal/moda/calendario...). E mi pareva per questo pure calzante con il tutto.
Forse ci ho visto male: lungi da me l'aver certezze.
La prossima volta metterò occhiali migliori.

The Passenger ha detto...

minkia come sono suscettibili i metallari!!!!!!!

odderflip ha detto...

@SS: trovo sconveniente perseguire una polemica in casa altrui così non argomenterò oltre se non precisando che l'impiego appropriato dei termini è basilare per non "far torto alla discussione". perciò a meno non si trattasse di ironia involontaria (sei metal/non scopi), finissima/latente (black = di colore) o addirittura extraterrestre io non posso ad associare il termine "ironia" all'intervista (!?!). c'è caso che anche sul vocabolo "genuinità" non ci si intenda alla perfezione. passo e chiudo per la ragione sopra citata.

Simone Sbarbati ha detto...

@odderflip
A questo punto credo che dovremmo metterci d'accordo anche su "polemica" oltre che su "genuinità" (che comunque ti chiedo di spiegarmi).
La mia risposta era l'esatto opposto di una polemica, quanto piuttosto un'apertura verso opinioni altrui per spiegare il mio punto di vista e con l'intento di mettere in discussione la mia visione delle cose che, mi è venuto il dubbio, poteva essere del tutto errata. Mi rendo conto che potrei non aver capito affatto l'intento del progetto e, appunto, ho scritto qui per discuterne e non per polemizzare.

Il metal/non scopi come ho già scritto era ovviamente una cazzata, uno stereotipo su cui ironizzare.

E, appunto "ironia": io il black nel progetto l'ho letto proprio così, come ironico gioco sul concetto di black come metal e black come di colore.

Dovremmo però pure definire "cortesia": mi si attacca qui in casa altrui e là in casa mia ma io qui non posso difendermi e nemmeno provare a spiegarmi?

MA! ha detto...

Eccomi qui! Premesso che (come ha fatto notare Odderflip) potevo evitare il tutto per concentrami su altro, ma mi pare che qui stia sfuggendo il punto principale. La cosa che mi ha fatto scaldare non è il fatto che si parli di metal (poteva anche essere hip-hop o qualsiasi altra cultura solitamente presa di mira dai luoghi comuni) ma quanto l'ennesima cessione a un tipo di giornalismo da Vice Magazine. Perché devo fare il simpatico quando le persone coinvolte il culo se lo sono fatto seriamente? In Italia già si produce poca cultura, ancora di meno in maniera così moderna e poco allineata. E allora perché riderci sopra? Perché non sfruttare l'occasione dell'intervista per far interessare i tuoi visitatori alla cosa? Alla fine il lettore medio, una volta arrivato in fondo alla tua intervista, non conosce nulla di Darker Than Black. Magari i ragazzi coinvolti avevano piacere a parlare dei come e dei perché di questa iniziativa che, ricordiamolo, per una volta è allineata per tempistiche con il resto del mondo (dove certa roba "oscura" è effettivamente sulla cresta dell'onda. Basti vedere SlamxHype che intervista quelli di The Cvlt Nation). Mi pareva un'occasione sprecata di generare cultura, una mancanza di rispetto e un'allarmante segnale di come il cinismo post-moderno non demorda nel suo sminuire ogni cosa. Testimonianza di questo il dare contro agli hipster quando tutta l'intervista è costruita nel tipico hispter-style (ti mancava solo la tshirt di una taglia in meno di qualche band dal nome ironicamente assurdo). Detto questo spero che il mio commento non trasmetta troppo astio, non è minimamente mia intenzione e nel caso me ne scuso in anticipo. Diciamo che nelle discussioni preferisco ancora il vis-a-vis, dove ci chiarisce meglio e non si da spazio a incomprensioni. Comunque fossi in te avrei o rifatto l'intervista o evitato la pubblicazione.

Simone Sbarbati ha detto...

Avremmo potuto tutti concentrarci su altro, dopotutto qua non si sta parla di questioni vitali ma delle piccole/grandi cose che fanno bene all'anima (figurativamente parlando, non sono credente) e di punti di vista - per fortuna - diversi.
Il culo la gente se lo fa di continuo. Quelli di Radio, quelli di xister, Scarful, tu, io, ognuno lavorando al proprio progetto: di lavoro, di vita, di emtrambi se hai la fortuna di poterli sovrapporre.
Poi però non sono convinto che parlare che serietà sia sempre fisiologico a quel che si vuol far trasparire di un progetto quando lo si racconta.
Ed io, col dubbio di uno che vive nel dubbio (e anche qua dico: per fortuna) ho visto l'ironia come LA chiave del progetto. Forse sbagliando, certo. Ma mettere insieme death metal, foto patinate, giocare sul black (metal/di colore: perché così, ribadisco, ho visto la cosa) e farci un calendario che è appunto il richiamo al trash (i calendari con le tette, quelli del celebrities, quelli delle casalinghe di voghera) lo considero ironico.
E credo che l' "estetica" del racconto debba poi rimandare a quella del raccontato, filtrata dal raccontante.
Cosa che ho fatto, dando per buona la mia visione. Forse, appunto, sbagliando.

Il fatto che le risposte di Scarful cozzassero con l'impronta che avevo pensato di dare al post, l'ho considerate ancora più interessante dal punto di vista dello sfasamento, culturale e temporale che è un'altra delle chiavi di lettura del progetto, questo dichiarato nello stesso comunicato.

I miei visitatori arrivano qua perché conoscono il mio approccio. Ovvio che poi non tutti possono essere d'accordo ed adottare il mio stesso punto di vista.

Sarebbe piaciuto anche a me fare un'intervista più approfondita e soprattutto dal vivo (proprio perché, come dici tu, senza vedersi in faccia possono nascere incomprensioni), come pure parlarne a quattr'occhi con te, ché è pure bello scaldarsi per quello in cui si crede, e te lo dice uno che si scalda spesso e che con le discussioni ci va a nozze.

Simone Sbarbati ha detto...

(mi scuso per gli errori ma ho scritto di corsa)
comunque sempre disponibile ad un confronto