lunedì 27 giugno 2011

È NATA DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE



Come avrete notato il blog langue da circa una settimana, complice una coppietta di settimane decisamente terribili. Nonostante questo sarebbe imperdonabile non trovare 5 minuti per parlare di Distribuzione Indipendente. Nata dalle menti di quei fighi di Bizzarro Cinema si compone di un circuito di circa 260 schermi in tutta Italia in cui diffondere produzioni cinematografiche realizzate in totale indipendenza. Il progetto sarà presentato il 6 luglio presso la Casa del Cinema di Roma. Allego comunque tutto il comunicato stampa. Inutile dire che l'operazione ha tutto il mio supporto. Dai, che se va tutto bene entro qualche anno raggiungiamo anche noi il livello di civiltà di quei paesi dove il cinema non passa solo dai multisala.


DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE
6 Luglio 2011 – ore 20:00
Casa del Cinema
Largo Marcello Mastroianni, 1 (Roma)
Sala Deluxe e Sala Kodak


È nata una rete distributiva libera
per il cinema indipendente e d’autore


Un ponte tra le opere filmiche
e il pubblico nazionale e internazionale


Un progetto fondato sulla sinergia
tra artisti e operatori del settore


È nata DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE


Un progetto ideato e gestito da Giovanni Costantino, Alessandra Sciamanna e Daniele Silipo, patrocinato dall’A.G.P.C. (Associazione Giovani Produttori Cinematografici) e sostenuto da C.G.S. (Cinecircoli Giovanili Socioculturali), F.I.C.C. (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema), Cinematografo Poverania e Tauma Produzioni.


Mercoledì 6 Luglio 2011 alle ore 20:00 presso la Casa del Cinema di Roma (Largo Marcello Mastroianni, 1 - Villa Borghese), sarà presentato il progetto Distribuzione Indipendente e il suo primo Catalogo.


Le opere raccolte all’interno del Catalogo 2011/2012 – lungometraggi, documentari, cortometraggi, e una rassegna interna tutta dedicata al cinema no budget, per una selezione che tocca i generi più disparati – saranno diffuse e proiettate da Ottobre prossimo su tutto il territorio italiano, grazie ad un sistema di distribuzione alternativo che ad oggi conta più di 260 schermi, tra Circoli, Cineclub, Cinema d’essai e Associazioni culturali.
Interverranno: Giovanni Costantino (membro rappresentante di Distribuzione Indipendente), Martha Capello (presidente A.G.P.C.), Candido Coppetelli (presidente C.G.S.), Marco Asunis (presidente F.I.C.C.), Matteo Sapio (professionista del settore broadcasting/cinema)


Tra gli invitati: Andrés Arce Maldonado, Paolo Sassanelli, Totò Onnis, Ivan Zuccon, Bonifacio Angius, Marco Carniti, Anna Galiena, Dario Grandinetti, Danilo Nigrelli, Marco Foschi, Francesca Faiella, Jun Ichikawa, Carmen Giardina, Lorenzo De Angelis, Jamil Hammoudi, Carolina Salvati, Stefano Bessoni, Edo Tagliavini, Marco Benevento, Francesco Mastrorilli, Monica Citarda, Virgilio Olivari, Francesco Malcom, Paolo Ricci, Alessandro Aulicino, Valentina Del Rio, Elena Ravaioli, Fabio Morichini, Marco Luca Cattaneo, Stefano Fregni, Sara Sartini, Guendalina Zampagni, Alessandro Haber, Pamela Villoresi, Eros Puglielli, Flavio Moretti, Francesco Cordio, Paolo Pagnoncelli, Mimmo Paladino, Peppe Servillo, Lucio Dalla, Luca Merloni, Pietro Mereu, Alessandro Bergonzoni, Dario Fo, Ascanio Celestini, Daniele Silvestri, Michele Pastrello, Dennis Cabella, Marcello Ercole, Fabio Prati, Paolo Gaudio, Giacomo Cimini, Massimo Treggiani, Dario Gorini, Iacopo Zanon, Nicola Piovesan, Gianluca Sodaro, Tak Kuroha, Alfredo Fiorillo, Michele Bernardi, Igor Imhoff, Massimo Niba Barbini, Matteo Giacchella, Donato Sansone, Alice Tambellini, Stefano Tambellini, Virgilio Villoresi, Caterina D’Amico, Francesco Serra di Cassano.


Madrina di Distribuzione Indipendente: il premio Oscar Gabriella Cristiani


Distribuzione Indipendente
Organizzazione Generale: Giovanni Costantino
Ricerca e selezione film: Alessandra Sciamanna, Daniele Silipo
distribuzioneindipendente@gmail.com
alessandrasciamanna@gmail.com
d.silipo@gmail.com

mercoledì 22 giugno 2011

Quasi come l'Italia: Tropa de Elite 2 di José Padilha (Br/2010)



Non ho mai nascosto come il primo Tropa De Elite sia uno dei miei film preferiti in assoluto. Non per la sua durezza nel rappresentare la guerriglia urbana delle favelas brasiliane, ne per la sua scrittura solida e ben oliata. Tanto meno per essere un perfetto prodotto di genere costruito su delle basi di realtà che avrebbero potuto spingere come nulla nella direzione del dramma da Festival. No, la cosa migliore di Tropa de Elite era la sua totale amoralità. Nel film di José Padilha gli agenti del Bope erano effettivamente dei fascisti drogati di adrenalina, ottusi e incapaci di qualsiasi strategia se non la violenza e il sopruso. Ma rappresentavano anche l’unica parte della popolazione di Rio esterna al mondo del crimine. Contestati, con tutte le ragioni, da quell’attivismo attento ai diritti dell’uomo e sempre in lotta per il rispetto della dignità individuale. Perfetto, se non fosse per tutti quegli studenti illuminati che con i loro piccoli vizi finivano per alimentare a loro volta il mercato del narcotraffico. Così, prima della fine del film si finiva a fare il tifo per un gruppo di assassini legalizzati. Tropa de Elite riusciva a portare avanti il miglior tipo di provocazione possibile: quella contro tutto e tutti. L’unico modo per sfuggire alle didascalie da compitino politico, sia di destra che di sinistra. Il film dava fastidio a uno schieramento per via della rappresentazione estremamente violenta delle forze dell’ordine, all’altro per l’ipocrisia dei progressisti. Tutti sono colpevoli, ma almeno il Bope ripuliva le favelas dalla criminalità. Seppur con metodi da pulizia etnica. Si usciva dal cinema senza una risposta pre masticata, non ci si azzardava a fare congetture su di un mondo che appariva troppo lontano per poterci ragionare sopra. Semplicemente subivi quasi due ore di sangue, urla e sacchetti di plastica in testa.


A distanza di quattro anni Padilha ci riprova, alzando vertiginosamente la linea di tiro. E, da un certo punto di vista, sbagliando clamorosamente. Tropa de Elite 2 ha una partenza grandiosa e inaspettata: in seguito a una carneficina in un carcere di massima sicurezza (la maniera in cui il Bope intende il concetto di “sedare una rivolta”) il Capitano Roberto Nascimento diventa un eroe popolare. Il fatto di aver eliminato in un colpo solo i 40 criminali più pericolosi di Rio gli apre le porte della politica. Una volta arrivato nella stanza dei bottoni la sua scelta è quella più logica: moltiplicare esponenzialmente la presenza del Bope sul territorio ed eliminare la criminalità nell’unica maniera che conosce. Purtroppo allargare le fila di un organismo che fino al giorno prima traeva la propria forza proprio dalla chiusura e dal senso di cameratismo di chi lo animava (concetto che tornerà ad emergere con prepotenza proprio negli ultimi minuti del film) significa snaturarlo. Con tutto ciò che ne consegue.


Rispetto al primo film, dove si spara perché qualcuno dice di sparare, qui l’occhio della telecamera cerca di insinuarsi nella corruzione politica, nel populismo e nei giochi di potere che condizionano la vita di milioni di persone. Allargando il campo visivo il regista non riesce più a concentrarsi su quel dualismo che aveva reso immenso il primo capitolo. Qui l’accusa è molto più schierata, trasparente e diretta. Certo, si punta senza paura il dito contro tutte le cariche di maggior peso politico del Brasile, cosa coraggiosa ed encomiabile. Ma il fatto di avere uno schieramento buono e uno cattivo toglie tutta la reale carica eversiva all’operazione. Tropa de Elite 2 dice un sacco di cose giuste nel modo più burbero e secco possibile. I criminali sono cattive persone? Sì. I politici corrotti e in combutta con il mondo della malavita? Sì. Il popolo che si lascia trascinare dalla televisione e chiede sempre e solo più violenza come soluzione a ogni problema? Altrettanto. Peccato che sono cose che sapevamo già tutti (da qui il titolo del post). José Padilha ce lo ricorda con il suo stile da regista a cinque stelle (perché dal quel punto di vista TdE 2 è un gran film) ma manca quel nichilismo che aveva reso il primo capitolo un gioiello di cattiveria e instabilità.


In qualunque caso da bacio in fronte la scelta di passare da un primo capitolo praticamente action/bellico (con tanto di esercitazione alla Full Metal Jacket) a un sequel ambientato tra i corridoi dei palazzi di potere, con le variazioni di genere che ne conseguono. Alla faccia delle aspettative del pubblico.

PSVita fatti una sega

receipt racer from d_effekt on Vimeo.



La vecchia scuola vince sempre.

lunedì 20 giugno 2011

Trailer ingannevoli ed emotività di plastica



Nel post sotto mettevo subito in chiaro una cosa: Super fa il culo a Kick Ass. Dal trailer però mi fanno capire che si percepiscono somiglianze con Scott Pilgrim... la risposta è NO. Super con i pupazzetti ultracool di Cera non ha nulla a che spartire. Siamo su due pianeti diversi: un capolavoro quello di Gunn, un giocattolo estremamente divertente quello di Wright. E sul divario della portata emozionale siamo messi ancora peggio: arrivate all'ultimo minuto di Super e ditemi cosa vi sembrano dopo le cazzatine adolescenziali del canadese (grazie anche al superlativo Rainn Wilson).

domenica 19 giugno 2011

Mark Millar non ci sarebbe mai arrivato: Super di James Gunn (US/2011)



Super è tutto quello che Kick-Ass (e lo dico da superfan di KA) non è riuscito a essere, ne su carta ne su pellicola. Meno ipertrofico e pop, infinitamente più profondo e stratificato. Eppure la base di partenza è quell'urticante commedia splatter di matrice Tromesca che ha reso famoso il regista James Gunn prima ancora dei trionfi al botteghino US.


Super si presenta con fotografia televisiva e messa in scena di una povertà assoluta. Tre o quattro set in tutto, una manciata di attori (anche se di primo piano), effetti speciali tra il casalingo e il lo-fi d'autore. Lo stile è documentaristico, con una macchina da presa traballante (non epilettica alla Greengrass, proprio traballante) puntata sempre troppo vicino o troppo lontano. Pare di essere tornati negli anni ’90 del cinema indie, quando il digitale e i suoi orrori da baraccone cheap erano ancora una minaccia lontana. Già il precedente Slither era un bel salto nel passato, con la sua sarabanda di mostri di lattice e anatomie deformate, ma qui la percezione è del tutto diversa. La forma si sposa con il contenuto, non siamo dalle parti dell’omaggio affettuoso.


Sullo schermo passano solo perdenti, non c’è traccia della solita grandeur made in Hollywood. E’ il cinema del reietto, del signor nessuno che abita in un posto qualsiasi di uno stato qualsiasi. Abituati a sceneggiature che snocciolano scene grondanti coolness da postare su Youtube, frasi a effetto o personaggi incapaci di esitare risulta straniante trovarsi a che fare con una storia dove tutti sono fuori posto, perdenti per la vita. Anche al di fuori delle esplosioni di violenza Super riesce a essere realmente sgradevole. Non arriva al risultato mettendo davanti alla macchina da presa una bambina ninja di 10 anni, ma semplicemente giocando continuamente al ribasso. Dando sempre più addosso ai suoi personaggi. Siamo dalle parti di Defendor, ma senza tutta la patina buonismo derivante dall’autismo del protagonista. Così si ride della goffaggine del protagonista e della completa follia della sua assistente, della loro incapacità di rapportarsi al mondo reale. Come se la fuga dalla realtà fosse l’unica via per redimersi da vite grigie e banali, proprio come succedeva in Astropia (nerd-movie islandese a base di giochi di ruolo e criminali veri). Basta una tutina attillata e una chiave inglese per vestire i panni di un supereroe, amato e temuto in egual misura.


In Super si ripercorrono tutte le tappe obbligatorie del cinecomics, dai primi tentativi nel vicolo dietro casa fino allo scontro finale con l’antagonista. Compresa inevitabile maturazione e passaggio a livello successivo. Ma quello che fa Gunn a questo punto è grandioso, dimostrandoci che la vita va comunque avanti. Anche quando si vince.


E, se si guarda bene, si scopre che non è che sia così male.


Un finale che nel suo essere sommesso e normale doppia in epicità ogni altra cosa fatta in campo di mantelli e maschere. Un picco di pura autorialità. Gunn raggiunge un compromesso che pareva inarrivabile tra eccessi di scorrettezza e poesia intimista, dimostrando quanto c'è ancora da dire in ogni campo. Un pò come far recitare un testo di Shakespeare in un film della Troma. O scrivere una delle più raffinate operazioni di meta-cinema infarcendola con serial killer ermafroditi e altre follie. Super si pone come autentica pietra di volta del supereroe al cinema (ma lo sarebbe anche nei fumetti), e lo fa spendendo il minimo, affidandosi alle facce giuste e buttando sul banco una sceneggiatura perfetta. Sospesa tra dramma, demenza, ricerca interiore e sberleffo di grana grossissima. Inutile dire che non lo vedrà nessuno.






mercoledì 15 giugno 2011

Intervista ai registi di The Taint



Ricordate il film The Taint, di cui vi ho parlato tanto bene? I ragazzi di Bizzarro Cinema mi hanno chiesto di contattare i due registi e di scambiarci quattro chiacchiere. Trovate recensione e intervista qui.