mercoledì 28 maggio 2008

[pausa]Neurotic Deathfest (Tillburg, 30-31 Maggio)

Domani partirò per l'Olanda, destinazione Neurotic Deathfest. Probabilmente il festival più violento degli ultimi 10 anni. A dimostrazione di questo ecco la line up:

Giustamente un tale evento richiede anche un corretto dress code. Ecco quindi l'immancabile home made shirt, con tanto di brand ultranegativo improvvisato sul momento dal sottoscritto:


FRONTE



RETRO


Ci si legge domenica.

martedì 27 maggio 2008

[pubblicità creativa] Chevrolet: Transformer Tastic



Cosa succede quando una nota casa automobilistica statunitense decide di prendere per il culo una nota casa automobilistica francese?

lunedì 26 maggio 2008

[epress] Subvertising. La sovversione della pubblicità.

Qui il link all'home page di questo magnifico mensile dedicato all'arte del marketing non convenzionale. Gratuito ma non sembra, visto il livello generale dei collaboratori. In più il numero corrente non è che un interessante dossier sul cinema come macchina pubblicitaria.

Che vi interessi o meno l'argomento, si prenda comunque in considerazione il fatto che oramai l'autoproduzione e il modello di comunicazione rappresentato dal web 2.0 sono arrivati a livelli di condivisione del sapere impensabili solo fino a qualhe anno fa. In culo a quei quattro stronzi che si sentono ancora al sicuro rinchiusi nella loro torre d'avorio.

domenica 25 maggio 2008

Shaolin Cowboy di Geof Darrow

E poi succede che ti stupisci e ti accorgi che le cose non sono quasi mai come te le aspetti. Come quando compri il primo volume di Shaolin Cowboy unicamente per i disegni del divino Geof Darrow e ti rendi conto che ciò che ti conquista di più del fumetto in questione è il suo lato narrativo.

Shaolin Cowboy è un personaggio incomprensibilmente carismatico, che si muove in un mondo dall’iconografia talmente forte e radicale da guadagnarsi un identità propria già nei primi due mini archi narrativi (riassumibili in due lunghissime scene di combattimento). Granchi vendicativi, mostri ENORMI, divinità hip hop, squali, motoseghe,… ogni cosa pare talmente fuori posto da funzionare perfettamente. L’impressione di una concreta mancanza di limiti viene rafforzata dalla follia dei dialoghi, che passano dallo humor dei Monthy Phyton a esplosioni di volgarità degne del Garth Ennis più in forma, oltre che dall’iperbolica regia di Geof Darrow. Per una volta il livello maniacale dei dettagli nelle sue tavole passa in secondo piano rispetto alla loro costruzione: carrellate, panoramiche e dolly funambolici prendono vita sotto i nostri occhi, spingendo un bel po’ più in la quello che pareva consentito alla carta stampata. I riferimenti stilistici a un certo cinema marziale/fantasy di Hong Kong sono palesi (basti il protagonista stesso), così come l’ossessione per l’accumulo e la violenza stilizzata. Fiumi di sangue e un mare di morti vanno a infradiciare la complessa ragnatela di riferimenti pop che compongono uno dei punti di forza dell’immaginario di questo prodotto. La citazione per una volta assume l’importanza e il ruolo che gli compete, evitando lo sterile giochino del riferimento (quasi mai) colto al film preferito dall’autore. Esattamente come nella Lega Mooriana, ogni tassello ha un suo preciso perché (fondamentale per entrare nell’ottica del bizzarro umorismo che permea tutta l’opera) ma per questo non deve essere per forza chiaro anche al più ebete dei lettori. Piccolo particolare indispensabile per ovviare al Tarantinismo d’acchito, una delle più grosse piaghe della cultura occidentale degli ultimi dieci anni.

Shaolin Cowboy è un prodotto colto, profondamente raffinato nella sua volgarità da supermercato, aspetto che va nuovamente a collegarsi con la macchina da cinema che rappresentava l’ex colonia inglese negli anni ’80. Quando i primi noir balistici made in HK arrivarono in Europa l’effetto più immediato fu la restituzione a un’intera generazione di cinefili dei loro eroi dell’infanzia, solamente inseriti in un contesto per cui il termine ultraviolenza finalmente assumeva un significato. I limiti scomparvero e non era più sacrilegio immaginarsi due Beretta dai caricatori infiniti, cosi come fantasy smise di significare soltanto ex culturisti in perizoma di pelo, ma spadacini volanti, ninja dai poteri sovrannaturali, geyser di sangue e mondi a chilometri dal limite del credibile.

Shaolin Cowboy è l’obbligo di scordare tutte quelle regole che ci si impone ogni volta che si entra a contatto con l’immaginario. Semplicemente.

sabato 24 maggio 2008

[le bustone] Blindman di Ferdinando Baldi (1971/Italia)

Non tutti i film necessitano di un analisi seria e approfondita. Esistono masterpiece capaci di riportarci a quella dimensione tipicamente infantile legata a doppio filo con le classiche bustone da edicola. Pacchetti multicolor ravvivati da strilli fuori misura, oggetti invitanti e misteriosi. All’interno ci trovavi sempre qualcosa che non ti aspettavi, e anche se ogni ingrediente era completamente slegato dagli altri l’alchimia che si veniva a creare era qualcosa di inimitabile. Questa rubrica è ispirata proprio a quelle bustone, e a tutti quei film dove l’accumulo vale più della coerenza interna. Opere sgangherate, sottovalutate, ma ricche di un fascino che solo l’enumerazione dei singoli ingredienti può spiegare.

Nella bustona di oggi troverete:

Tony Anthony nei panni di un pistolero cieco, esattamente come Zatoichi ma molto più figlio di mignotta.

Misoginia oltre il livello di guardia (anche per essere uno spaghetti western!).

Ringo Starr nei panni di un messicano psicopatico che si fa chiamare Candy.

50 donne nude che corrono nel deserto, dopo essere state vendute e rubate da cani e porci.

Un centinaio di soldati messicani, una mitragliatrice e Tony Anthony nella stessa stanza.

Esplosioni che al confronto Michael Bay è il terzo fratello Dardenne.

Torture.

Mappe codificate in braille.

Una vagonata di battute tipicamente spaghetti, ma con picchi di insensibilità e cinismo da pelle d'oca. Alla faccia del politicamente corretto.

Stelvio Cipriani alla colonna sonora, confermandosi una macchina da composizione (200 film nel suo carniere).

giovedì 22 maggio 2008

Pubblicità creativa: Cluedo. Quando il guerrilla marketing diventa arte.



Potete concepire un modo migliore per presentare la nuova versione di Cluedo? A meno che voi non siate quelli che hanno ideato questa campagna di guerilla marketing la risposta è no. Categoricamente no.

mercoledì 21 maggio 2008

Pubblicità creativa: Vina Monty. Buon vino e blasfemia.

Alla faccia di vegetariani e salutisti, mille volte più efficace di ogni bollino DOC, slow e Made in Italy.