lunedì 8 novembre 2010

Botte d'autore: Crows Zero 2 di Takashi Miike (JP/2009)




La pagina imdb relativa ad Aristide Massacesi (aka Joe D’Amato) ci segnala qualcosa come 193 regie. Depenniamo i porno dell’ultima fase (quelli girati nella prima parte della carriera erano parte integrante del suo percorso autoriale, senza nessuna ironia o distacco post moderno) e superiamo comunque il centinaio di produzioni. Una quantità sconfinata di pellicola su cui si è detto di tutto. Film poveri, basati sul binomio sesso/violenza (meglio se nella stessa scena), sgradevoli in ogni aspetto. Le fisionomie dei protagonisti, la fotografia perennemente spenta, l’immancabile colonna sonora a base di sintetizzatori. Eppure in ogni singola prova dietro la macchina da presa il buon Joe riusciva a infilarci la Massacesata. Per la mente dietro a Buio Omega, Antropophagus e Endgame – Bronx lotta finale era impossibile girare un film rendendosi totalmente invisibile. Per quanto discutibile (non da me, io il Massacesi lo venero) la sua poetica era talmente forte e viva da renderne impossibile ogni tentativo di arginarne la potenza iconoclasta. Perfino il mitico Sesso Nero (primo lungometraggio porno prodotto in Italia) si concludeva con un automutilazione genitale che pareva ricollegarsi a quanto succedeva in Emanuelle e gli ultimi cannibali. Sembrerà poca roba, ma autentici Maestri del cinema di genere italiano come Bava, Di Leo o Fulci non erano in grado di garantire una tale continuità nella poetica (solo quello però. Per il resto doppiavano Aristide già al primo giro di pista). Per cercare un altro esempio di un simile stacanovismo non possiamo non pensare a Jess Franco. O al nostro contemporaneo Takashi Miike.



Se prendiamo tutta la filmografia del regista di Osaka non troveremo mai una pellicola che non abbia almeno un frangente inconfondibilmente Miikiano. Perfino in Yattaman fanno capolino un bel po’ di riferimenti sessuali non rintracciabili (se non in maniera embrionale) nel materiale di partenza. Un percorso enorme, che passa dalle produzioni per il mercato video ai prodotti più sperimentali, senza dimenticarsi qualche puntatina nel blockbuster. In questo ramo non possiamo non citare l’ipercinetico City of Lost Souls, il delirante Like a Dragon, il già citato Yattaman, il fallimentare Django, il mezzo capolavoro The Great Yokai War o i due Crows Zero.



E proprio parlando del secondo capitolo di questa serie se ne ha una conferma ancora più forte. Una gestione del ritmo totalmente sballata (e quindi profondamente Miikiana) permette di incastrare tutte le parti pallose del film nei primi 90 minuti (sovrapposizioni yakuza/teppisti, sensi di colpa, collegamenti con il primo film,…) e di concentrare tutta l’essenza della school rumble nel restante minutaggio. Quasi 45 minuti di botte da orbi, dove divise scolastiche ultrastilose e i bei faccini dei protagonisti finiranno tumefatti e coperti di sangue. Un’esagerazione che si alimenta di se stessa (il capo della gang rivale aspetta il nostro protagonista sul tetto della scuola, mentre a ogni piano deve scontarsi con un diverso luogotenente. Dopotutto Miike è sempre stato un fanatico di Bruce Lee), regalandoci frangenti genuinamente epici. Sarà mestiere, ma è artigianato di alta classe quello di cui si sta parlando. Se dietro alla macchina da presa non ci fosse il disincantato Miike le cose sarebbero andate molto diversamente. Già il fatto che in tutto il film non compaia un solo personaggio femminile, tutto a favore dell’amicizia maschile, la dice lunga. Come i suoi yakuza anche questi ragazzi lottano stancamente, più per senso del dovere che per reale convinzione. Con la paura che la prossima generazione possa rovinare tutto. Basta aver visto almeno la trilogia della Black Society per rivederci tonnellate di punti in comune.



Palesemente film alimentare, eppure saporito e soddisfacente come la più prelibata delle pietanze. Magari sarà un piatto semplice, ma gli ingredienti giusti ci sono tutti. Miike è un bel po’ che non si presenta all’ appello con IL film (facciamo da Izo o da Gozu?) ma di certo non manca mai di mandare in brodo di giuggiole noi appassionati. Un eroe.







P.S. già che si sta parlando di Massacesi & Crew, non è che nessuno ha una copia di Anno 2020 - I Gladiatori del Futuro e DNA Formula Letale
da passarmi? Li cerco da una vita! Grazie mille.

5 commenti:

rae ha detto...

lo dico?
non ho mai visto un film di Miike. Mi dico sempre che devo recuperarli, ma poi non so mai bene da dove partire oppure mi dimentico.
Secondo te, da dove parto?

e a proposito, volendoti scrivere una mail dove la spedisco?

MA! ha detto...

Scrivi pure a ma.andreoletti@gmail.com. Per quanto riguarda Miike meglio che tu sia nel giusto stato mentale. E' tutto tranne che un regista facile. Ritmo narcolettico, trovate criptiche, recitazione sopra le righe. Comincia con la sacra trinità Ichi/Gozu/Izo (che sono anche quelli più concettualmente tosti). Se preferisci roba più tranquilla vai con i vari Ley Lines, Rainy Dog, Graveyard of Honour a Agitator. Yakuza eiga con tuttii crismi. Se ami gli eccessi Fudoh è la sua cosa migliore, seguito a ruota dalla trilogia Dead or Alive (il meglio è il secondo capitolo). Ottima anche la mazzata Audition. In campo sperimentale immancabile Visitor Q.

Valentino Sergi ha detto...

Miike è genio assoluto. Visitor Q è un capovaloro.

Doner ha detto...

io tutte le volte che sento parlare di Miike rivedo la scena finale di Gozu o il volto in lacrime di 1 e i miei collegamenti col mondo reale subiscono uno scossone violentissimo.

poeta
eroe
divinità

MA! ha detto...

E poi tra i suoi 5 film preferiti mette sempre Starship Troopers. Pensavo di essere l'unico al mondo.