Si deve asciugare l’asciugabile, tagliare tutto il superfluo e scremare fino al parossismo. In un periodo dove lo sbrodolamento selvaggio pare l’unica ricetta, con il melting pot forzato a spingere da ogni spicchio dello spettro sonoro estremo, pare che i Burnt by the Sun abbiano capito tutto. Abbandonate le magnifiche derive math dei due lavori precedenti (accezione che loro stessi hanno contribuito a creare con la loro incarnazione Human Remains) i Nostri ci consegnano il loro epitaffio. Che, detto per inciso, è anche il loro disco migliore. Heart of Darkness si compone di dieci blocchi di cemento tra grind e metal core, quadrati e diretti in faccia come un treno merci a piena velocità.
Poche cessioni alla sperimentazione, tutto in favore di una montagna di riff ipercinetici e ritmiche dalla precisione dolorosa. L’arrivo del nuovo chitarrista Nick Hale garantisce una coesione inedita al combo di casa Relapse, mentre Dave Wittie rimane sempre Dave Wittie. Non avrà il tiro di Kevin Talley o la furia di Adam Jarvis, ma l’ex Discordance Axis rimane la drum machine umana per eccellenza. Glaciale, perfetto, privo di umanità. Non è un caso se Agoraphobic Nosebleed, Melt Banana e Phantomsmasher si sono rivolti a lui in sostituzione del mezzo digitale.
Rimane un piacere scoprire come tutti gli aspetti kitsch e baracconeschi del genere siano spazzati via, a favore di una densità concettuale (ma non elitaria) che in pochi crederebbero avvicinabile a certe frange musicali. I Burnt by the Sun non sono personaggi sopra le righe, non sono rockstar e quasi non avrete idea di che faccia abbiano. Perché prima di loro arriva la musica. Dura, spietata e priva di cessioni al trend imperante. Tanto da lasciarci orfani di questa band proprio sul più bello.
Finalmente a novembre dovrebbe vedere la luce il best of del magazine autoprodotto Emigre, pubblicazione d'avanguardia e potentissima voce nel campo del graphic design. Il volumone (512 pagine, cartonato) si intitolerà Emigre 70 e conterrà un dvd, un poster celebrativo e un booklet con 32 pagine di lettere all'editore. Tutto fuori per Ginko Press, garanzia di qualità assoluta (basti vedere i tomi dedicati a Shepard Fairey). Io intanto continuo la ricerca del leggendario numero 29.
Ma anche no! Dalla tripla combo del titolo ci si aspettavano virtuosismi registici e nuovi limiti da frantumare, invece cliccando qui abbiamo una clip in anteprima che lascia a dir poco delusi. Insomma, se questo Redline doveva essere l'anime ipercinetico per eccellenza siamo proprio fuori strada (nonostante un character design da urlo). Che anche il Giappone stia perdendo colpi? Forse è presto per dirlo, ma pensate al cult Aachi & Ssipak (di Jo Beom Jin /2006). Prodotto dal minuscolo studio Sud Coreano JTEAM, questo gioiello dell'animazione rimane uno dei punti più alti del nuovo linguaggio action. Senza scordare una storia totalmente scorretta e una dose di follia a tratti insostenibile. Sotto trovate il trailer e i primi 5 minuti (qualità schifosa, ma ho trovato solo quello). Recuperate sto gioiello e fatevi i vostri conti!
Per avere un’idea precisa di questo Romance Killer pensate a un incrocio tra American Beauty e Old Boy, tutto diretto da Joon Ho Bong. Più che di una graphic novel si potrebbe parlare della miglior trasposizione cartacea degli stilemi caratteristici del cinema sud coreano contemporaneo (visto che di un autore sud coreano si sta parlando). Cura maniacale per l’aspetto estetico (questa volta tradotto in una combo devastante tra tavoletta grafica LCD, cell shading per gli sfondi e layout funabolico), ritmi lenti, melodramma vigliacco, lunghezza fiume e la solita batteria di colpi di scena sul finale. Nato come serie per il web questo fumetto ha trovato la sua forma fisica in un sinuoso volume di quasi 900 pagine, elegante fin dalla copertina e soddisfacente in ogni suo aspetto. Appuntamento imperdibile per rendersi conto, ancora di più, che le carte in tavola non sono più le stesse di qualche anno fa. E che il rimescolamento è lungi dall’essere concluso.
Tornando alla storia in sé, tutto verte sulla crisi pre 40 di un ex sicario. Anzi, per essere precisi dell’ex Re di questa categoria professionale. Un uomo una volta gelido e privo di emozioni, costretto ad abbondare il suo lavoro per un colpo di fulmine con una delle sue vittime. Un protagonista insicuro e fragile, che finisce per innamorarsi stupidamente di una compagna di liceo della figlia. Da qui un lento, lento, lento dipanarsi di situazioni delicate e profonde, dove alcuni dei tratti caratteristici dell’autore Doha (ripetizione in serie della stessa vignetta, intere pagine monocrome,…) trovano una risposta perfetta a tutta una serie di detrattori incapaci di cambiare prospettiva in relazione al cambio di medium (fumetti digitali e cartacei NON sono la stessa cosa, non basta mettere online i .pdf delle proprie tavole). Conclusione devastante, amorale e con l’effetto di un calcio in bocca al lettore. Se avete visto il già citato Old Boy o il sottovalutato The Chaser (2008, di Hong-jin Na) avete già un’idea di quali siano i parametri del finale nero per gli sceneggiatori sud coreani.
Una grande storia, lontana anni luce da steroidi, frasi a effetto, eroi invincibili. Lo stesso protagonista indugia sul da farsi, pare in grado di prendere solo decisioni sbagliate e manca perfino del coraggio necessario ad ammettere la propria mediocrità e debolezza. Nonostante il presupposto “noir” abbiamo a che fare con una persona vera, tangibile e con cui è impossibile non condividere almeno qualche aspetto della personalità. Un complesso bildungsroman deviato, narrato con strumenti nuovi e freschi, sovvertendo le regole della narrazione tradizionale (o semplicemente ignorandole?) e creando un insieme capace di catturare pancia e occhi.
Steve Albini è una leggenda. Dopotutto, come potrebbe non esserlo l'uomo dietro a Nirvana, Neurosis, Fugazi, Godspeed You! Black Emperor, Pixies, Sonic Youth, Mogwai, Jon Spencer Blues Explosion, Jesus Lizard? Ma la novità è un'altra: l'ultima produzione del Nostro è l'EP Doomsday Derelicts, a opera dei blacksters statunitensi Nachtmystium. Band che, con i Wolves in the Throne Room, rapprenta al meglio la nuova ondata US black metal. Qualsiasi cosa voglia dire.