martedì 23 dicembre 2008

Nobody Dies: il superflat di Mr. invade Parigi (ma Kenta Fukasaku c'era arrivato prima)

Fino al 10 gennaio, presso la galleria parigina Emmanuel Perrotin, sarà possibile visitare Nobody Dies, l'ultima mostra del nipponico Mr. Esponente della corrente del superflat, pungente osservatore della nostra realtà mediata, abile manipolatore di medium e linguaggi. Insomma, un gran figo. Anche se, per essere sinceri, c'è qualcuno che tutto questo l'ha gia fatto nel 2002. Parlo di uno dei registi più incompresi degli ultimi anni. Parlo di Kenta Fukasaku.



Quando, nel 2002, gli appassionati poterono mettere le mani su Battle Royale 2 fu il finimondo. Il figlio del maestro Kinji aveva consegnato ai posteri un manifesto della società liquida potente quanto una bomba termonucleare, incomprensibile a chiunque si fosse avvicinato al lungometraggio bramando la solita dose di sadismo e mutandine bianche da weirdata nipponica.



A sei anni dalla sua uscita Battle Royale 2 gareggia ancora con Starship Troopers per il titolo di blockbuster più politico, amorale e disturbante di sempre. Qui (e qui, nel caso vi interessi la seconda parte) trovate un mio speciale sul regista e sull'opera in questione. Fatemi sapere cosa ne pensate.

lunedì 22 dicembre 2008

Sukiyaki Western Django di Takashi Miike (Jap/2007): come mi riprendo il Giappone e me ne fotto degli americani.




Difficile trovare una figura più controversa di Takashi Miike nel panorama cinematografico dei nostri giorni. Il regista di Osaka riesce a imporsi nel medesimo tempo sia come autore austero che come perfetto prodotto del mercato. Inutile stupirsi di come un artista osannato da Ghezzi e Muller (mica gli ultimi due arrivati) possa passare alla speculazione videoludica, senza dimenticarsi di essere stato scelto dagli intellettuali nipponici come regista di The Great Yokai War e di essere amato in tutto il mondo per la sua misoginia e crudeltà, cosi come per le sue dolci digressioni infantili. Una schizofrenia che lo ha portato, a solo un anno di distanza dalle sperimentazioni queer di Big Bang Love, Juvenile A, a dirigere questa marchetta pulp.



Sukiyaki Western Django è chiaramente un’operazione studiata a tavolino (come testimonia il cameo di Tarantino nei panni di Ringo), un mezzo fallimento concepito come il prossimo cult planetario. Lo stadio finale di un piano ben congegnato, ma sabotato dall’interno da Miike stesso. Un uomo che non riesce in nessun modo a rendersi invisibile, abbassandosi al livello di shooter pagato a ore.



La prima barriera contro cui il grande pubblico rischia di infrangersi è la concezione di ritmo del Nostro: assistere a un film di Miike è una prova non da poco. Si ha la sensazione di aver assistito a un lungometraggio di 3 ore dopo soli 20 minuti di proiezione. Per lassi di tempo enormi non succede nulla, poi tutto si brucia nel giro di una manciata di secondi. Nel frattempo davanti ai nostri occhi si affastellano decine di personaggi, situazioni, storie apparentemente inutili. Un linguaggio cinema che non affabula lo spettatore, che non lo anestetizza. Una continua corsa alla sperimentazione all’interno del genere puro che non può che ricordare il pioniere Seijun Suzuki. Esattamente come il regista di Tokyo Drifter (1966) la composizione dell’inquadratura è maniacale, sfruttando a pieno l’enorme talento visivo di Miike, ma mai convenzionale. Si ruba a piene mani da manga, videogiochi, cinema di ogni parte del mondo. Quello che ci viene restituito è un affresco western rivisto con ottica iper moderna. Dentro ci trovi un po’ di tutto: fondali dipinti, sangue a fiumi, pose plastiche, umorismo slapstick, dramma, citazioni dalla serie Female Prisoner Scorpion di Shunya Ito fino a Da uomo a uomo di Giulio Petroni,… Il perfetto prontuario per una versione wasabi del Grindhouse statunitense, se in ballo non ci fosse il regista meno adatto a questi contentini per un pubblico di nostalgici.



La messa in scena è sontuosa, dai paesaggi agli stupendi costumi, e tutto gioca con la confusione tra occidente e oriente. O meglio: tra come l’oriente voglia apparire occidentale e come appare in realtà. Una recitazione in un inglese stentato diventa cifra stilistica se messa in mano a un pazzo come l’uomo dietro Ichi the Killer. Scelta confermata dal fatto che l’unica frase in Giapponese di tutto il film viene urlata da un uomo in punto di morte. Come se il tempo dei giochi fosse finito. Come se, sotto sotto, la propria nazionalità fosse più forte di ogni condizionamento.



E se questo Django fosse il primo film moraleggiante di Miike? Cosa vi sareste aspettati da un remake di un film italiano (anzi, per un certo senso, del film italiano per eccellenza) girato con mentalità statunitense da un giapponese? Una puttanata, poco altro. Takashi si toglie un sassolino grande quanto un macigno dalla scarpa e rincara la dose di polemica bulldozer portata avanti dal suo episodio Imprint per la serie Masters of Horror (l’unico episodio di un regista orientale per una serie americana, l’unico episodio censurato). Probabile che la sua parentesi americana nasca e finisca qui, con sua (e nostra) grande felicità.



Iconoclasta fino alla fine. Proprio come il Django di Corbucci.

venerdì 19 dicembre 2008

[trailer] Samurai Zombie di Tak Sakaguchi (Jap/2009)

GiustificaBasta! Qualcuno ricordi ai giapponesi quanto è stato grande il loro cinema. Ne ho francamente piene le palle di ragazze mitragliatrici, macchine delle polpette e katane da Final Fantasy. Eppure c'e chi, come Tak Sakaguchi (protagonista di Versus, regista di Be a man samurai school), ancora non l'ha capito. Si prevede diffusione capillare tra i circolini del bizzarro a tutti i costi, festival del retrobottega, classifiche di fine anno (prossimo). Io passo.



Qui sinossi e trailer.

domenica 14 dicembre 2008

Protest the Hero - Fortress (Vagrant Records/2008)









La tecnica e la follia dei Between The Buried And Me. La paraculaggine degli Every Time I Die. Un goccio di Faith No More e di classic rock/metal a insaporire ulteriormente il tutto. Mentre si perde tempo a giustificare dischi nati morti e si spendono soldi per arricchire ancora di più vecchie cariatidi, qualcuno cerca di portare avanti un discorso che i più cinici dichiarano morto da almeno 20 anni. I Protest the Hero ci si presentano con un miracolo: Fortress è accattivante, melodico, accessibilissimo. Ma anche maledettamente complesso, ricco e impenetrabile nelle sue architetture math. Basterebbe una sola canzone di questi canadesi per avere tante idee da spazzare via qualsiasi democrazia cinese, sarebbe sufficiente scegliere una delle decine di linee melodiche del cantante Rody Walker e ripeterla a loop per tre minuti e avremmo tra le mani il singolo dell’anno. Eppure non funziona così, perché una volta qui era tutta campagna e si stava meglio quando si stava peggio. Continuiamo a pagare 60 euro per vedere i Metallica toppare gli stessi passaggi che sbagliavano negli anni ’80, tiriamo fuori i 120 euro per comprarci il cofanetto a forma di bara bianca e lasciamo ancora una volta sullo scaffale Mastodon, Dillinger Escape Plan e da qualche mese a questa parte anche questi Protest the Hero. Tanto a cambiare il rock ci pensano gli scartini di Axl. Che bello.

giovedì 11 dicembre 2008

Lo specchio dell'amore di Alan Moore e Villarrubia José (Edizioni BD/2008)




Le dichiarazioni seguenti sono tratte dal forum del Corriere della Sera. Sono commenti riguardo alla scelta della RAI di trasmettere il film Brokeback Mountain in versione censurata. Si consideri che non si vuole discutere della qualità artistica del film in questione, ma dell’atteggiamento di certa gente nata nel nostro stesso secolo (difficile a credersi, lo so).



“Come molti sanno l omosessualità è una deviazione della sessualià, una risposta psicosessuale sbagliata , come l'incesto , come il sadomasochismo il voyerismo ecc. Una certa medicina in seguito ai numerosi e riprovevoli (oltre che criminosi) atti discriminatori verso gli omosessuali ha pensato bene di eliminare l omosessualità dal prontuario delle malattie , piu per un fatto politico che su basi medico scientifiche , tant'è che ancora oggi esistono molte terapie per guarire dall omosessualità. Col tempo però un certo potere mediatico entrando nelle nostre case ha forzato la nostra cultura facendo passare l omosessualità come comportamento corretto. Quando ho letto della proiezione del film mi sono molto meravigliato di questo notevole abbassamento di livello culturale da parte del servizio pubblico , evidentemente però esiste ancora un sistema in Italia capace di tener lontano dalle fasce protette. E' giusto che il "ben pensante progressista" possa accedere a spettacoli che reputa consoni al proprio modo di pensare e vivere, ma è giusto che cio avvenga a pagamento e o soprattutto lontano dagli orari in cui le famiglie ancora sono riunite davanti alla tv. Per chiudere inviterei la RAi a spostare ulteriormente programmi violenti cruenti ed inauditi a fasce notturne (es Criminal minds ecc)”



“Ha fatto bene la RAI. Non è che vedere l'atto amoroso tra due uomini sia il massimo della bellezza. I gay la smettano di comportarsi da diversi e saranno trattati da uguali.”



“con buona pace dell'arcigay, non e' che alla maggioranza della gente faccia molto piacere vedere scene omosessuali. la rai ha fatto bene a tenerne conto.”



“Ma finitela con i piagnistei, non siamo tutti omosessuali e alla maggioranza degli uomini, vedere due maschi che si sbaciucchiano fa veramente schifo, imparate a rispettare anche gli altri, invece di pretendere che la maggioranza si adegui ai gusti bizzarri della minoranza. Trovo giusto non trasmettere certe scene in una tv nazionale che, deve rispettare l sensibilità di tutti.”



“Sinceramente il rischio che qualcuno dei miei figli potesse vedere due maschi che si baciano mi preoccupava alquanto. Ancora ricordo il disgusto di quando ho visto un bacio simile in un film di Ozpetek. Bleah”



C’è forse bisogno di chiedersi se un’opera come “Lo specchio dell’amore” abbia ancora senso di esistere? Sorvolando sul lato più tecnico della composizione (non ho le competenze necessarie per analizzarla in maniera competente) rimane da discuterne l'immenso valore artistico.



Il poema del Maestro Moore trascende la sua identità di opera queer fin dalle prime pagine, assurgendo a manifesto dell’amore negato in ogni sua forma. Senza moralismi o cadute nel patetico, il Bardo ci lancia in una cavalcata (è proprio il caso di dirlo, vista la velocità con cui si consumano le pagine) tra i secoli e i volti di una lotta che, evidentemente, non vede ancora la fine. Alternando umorismo dallo spiccato accento britannico, ubriacature di libertà e la solita, immane quantità di riferimenti storici quello che ci rimane tra le mani è un volume da lasciare a portata di mano, per essere letto e riletto fino allo sfinimento. Perché parlare solo di amore tra le persone dello steso sesso sarebbe un delitto per tutti quelli divisi da convenzioni e convinzioni che non hanno più di senso di esistere da secoli. Ma altrettanto delittuoso sarebbe parlare solo di amore, quando in ballo c’è la libertà di essere ciò che si vuole essere.



Completano il volume le fotografie di Villarrubia José. A tratti semplici semplici a tratti deflagranti, sempre suggestive e mai banali. Preziose come un forziere colmo di emozioni e sogni, vicine come un libro di fiabe.



Correte a comprare "Lo specchio dell’amore". Subito.

mercoledì 10 dicembre 2008

[ma quanto lo aspetto?] Thirst [Bakjwi] di Park Chan-wook (KR/ 2009)





Direttamente da tg korea le prime immagini dal nuovo lavoro di Park Chan-wook. Secondo le anticipazioni il lungometraggio parlerà di vampiri e dovrebbe essere il film che la troupe protagonista del segmento coreano di Three...Extremes (di Park Chan-wook, Takashi Miike e Fruit Chan) sta girando all'inizio del segmento stesso (alla faccia dell'autoreferenzialità!). Cosa aspettarsi quindi dal regista di Old Boy, Lady Vendetta e di I'm a Cyborg, but that's ok ? Difficile immaginarselo quando il soggetto in questione ama passare dalle commedie surreali a noir amorali fino all'affresco politico. Riconfermando ogni volta il suo feticismo per la carta da parati.

martedì 9 dicembre 2008

[trailer] Yatterman di Takashi Miike (Jap/2009)





Da regista icona dell'estremo più intollerabile a mente dietro a questo live action di Yatterman. Solo Miike poteva tanto.