
Disco di un paio di mesi fa. Ho provato a non parlarne ma non ce la faccio proprio a starmene zitto.
Chi sono i Coalesce? Prima di tutto una band da conoscere, che vi piaccia o meno. Tra i primi promotori di quel post core che tanto furoreggiò qualche anno fa, eppure perennemente tagliati fuori dalle rotte commerciali. Colpa del loro andamento troppo fisico e sferragliante per essere apprezzato dai più. Una band di outsider, al pari per dislivello tra importanza/riscontro solo agli Human Remains, che si è permessa di incidere su Relapse, Earache e Hydrahead Records, di alternare split con le leggende grind Napalm Death e gli alfieri emo/college The Get Up Kids, di rimanere per pochi nonostante il loro devastante impatto sulla musica pe(n)sante moderna. Ma i Coalesce sono anche 4 simpatici ragazzotti di Kansas City, capaci di consegnarci dischi dal peso specifico sconsideratamente alto e di rammaricarsi poi, via interviste varie, di non riuscire a suonare melodici quanto vorrebbero. Sono una band contesa dalle più grandi label, ma che finisce poi a vendere i dvd dei propri live masterizzandoseli in casa e impacchettandoli uno a uno. Sono quelli che suonano grosso e ignorante, ma che scelgono di farsi curare gli artwork dal superstiloso Don Clark (precedentemente chitarrista per i Demon Hunter, non esattamente una band seminale). Musicalmente i Coalesce sono tutto: un po’ settantiani, un po’ HC, un po’ metal, un po’ NY noise, un po’ qualcosa che prima non conoscevate. Ed esattamente così suona OX.
Non il loro lavoro più feroce, ma in assoluto quello più vario e godibile. Tra sludge, southern e vocalizzi come non se ne sentivano dai tempi degli Unsane, Bloodlet e Botch. Per questa nuova uscita i quattro si sono presi tutto il tempo possibile, sperimentando e alimentando con inserzioni aliene la loro mostruosa macchina da riff. Così ecco feedback e tastiere lontane che riempiono ogni possibilità di vuoto, riconfermando la densità che le composizioni dei Coalesce hanno sempre avuto (loro vero marchio di fabbrica). Bastano poche canzoni per capire che OX non invecchierà mai, tanto è astruso e fuori da ogni logica commerciale. Tempo fa lessi una recensione musicale dove il redattore spartiva le proposte in due gruppi: dischi che fra 15 anni sarò ancora orgoglioso di avere nella colonnina cd e quelli che invece mi faranno vergognare come un cane, nonostante oggi mi gasino da pazzi. Inutile dire a quale categoria appartiene questo capolavoro.






