lunedì 8 dicembre 2008

[trailer] Elite Yankee Saburo di Yudai Yamaguchi (Jap/2009)





Il buon Yudai Yamaguchi nasce come sceneggiatore di Ryuhei Kitamura. Esatto, quest'uomo ha sceneggiato Versus. Probabilmente su di un postit attaccato al retro di una cartuccia per Gameboy.



Dopo un avvio di carriera così importante è sembrato logico a tutti il passaggio dietro la macchina da presa. Tra le sue gemme possiamo ricordare il geniale dittico scolastico Cromartie High School/Battlefield Baseball e la fuffa per nerd occidentali Meatball Machine.



Fortunatamente con il prossimo lavoro del Nostro pare si torni nei territori del film di bande liceali. Con tutto il bene e il male che ne verrà.

domenica 7 dicembre 2008

giovedì 4 dicembre 2008

Natale, tempo di buoni sentimenti









Scoprite il senso della vita ascoltando la triste storia di Pete, il burattino di carne. Cocaina, cannibalismo, catene di fast food e tanto altro ancora!



A seguire simpatici consigli per i vostri regali natalizi.

mercoledì 3 dicembre 2008

Psycroptic - Ob(Servant) (Nuclear Blast/2008)

Vengono dalla Tasmania e fanno un casino di male. Proprio come il noto personaggio dei cartoni animati gli Psycroptic ci aggrediscono con un attacco ipercinetico e inarrestabile, un’autentica forza della natura. Con lo sbriciolamento delle barriere tra HC, death e grind ormai realtà tangibile è lecito aspettarsi da ogni uscita un alternarsi furibondo tra assalti ferini e rallentamenti spaccaossa, ma ben poche volte ci si è trovati in presenza di un esperimento così ben riuscito. Prendendo le distanze dal groove quasi NY dei Despised Icon o dagli eccessi math di band come Red Chord o Animosity, i Nostri preferiscono intraprendere un percorso del tutto personale. Meno colti e corrosivi dei neo zelandesi Ulcerate, ne condividono freschezza e allergia al già sentito (oltre che continente). Una ricerca spasmodica verso un modernismo tutto votato all’impatto si sposa alla perfezione con una costruzione millimetrica di ritmi e strutture, garantendo sempre e comunque un ascolto scorrevole. Nonostante si stia maneggiando materiale che necessita di tutta l’attenzione possibile per non rimanerne scottati. Un lavoro che parrà poco più che discreto a chi concepisce l’estremo come accozzaglia di riff e cantati da lavandino intasato, ma imperdibile per chi non può vivere senza un cambio di riff ogni 2 secondi, vocals al vetriolo e strutture che sembrano prese dal seminale Calculating Infinity. L’impressione ultima è che il percorso da Unique Leader, passando per Neurotic Records e concludendo per la major Nuclear Blast abbia fornito ai Nostri la sicurezza necessaria per allontanarsi dallo spettro di ennesimo gruppo clone dei Suffocation, regalandoci l’ennesima grande band. Cosa chiedere di più?

martedì 2 dicembre 2008

Nuova arte cinese alla Saatchi Gallery









Presso la prestigiosa Saatchi Gallery di Londra va in scena The Revolution Continues: New Chinese Art, interessante mappatura delle correnti artistiche provenienti dalla nuova superpotenza mondiale. Che ora ci appare più problematica e contradditoria che mai.

[trailer] Fireball di Thanakorn Pongsuwan (THA/200?)





Finalmente, grazie al grande Alexander, sono venuto a capo di qualche informazione circa questo fantomatico Fireball. Studiando il trailer la conclusione a cui si arriva è solo una: per quanto brutto possa essere il risultato finale, non avremo a che fare con la solita commedia sportiva US. Bene, bene.



Qui un breve comunicato stampa:



New movie Fireball is not only a new blend of action -- melding Muay Thai with basketball -- it's also the first film from a new Thai studio, albeit one with some familiar names behind it.They were behind such films as the original Bangkok Dangerous, Tears of the Black Tiger and Bang Rajan.



Story line - Tai gets out of jail to find that twin brother Tan had been in a coma for a year. He discovers that his brother had entered the world of Fireball, a violent game based on basketball hosted by an underground criminal gangs, so as to raise the money for Tai's early release. However, he was brutally beaten by another player Tun. Tai agrees to join Dens' team so that he can track down the man who hospitalized his brother.



Tai is befriended by his teammates: Singh, a Thai boxing champion who wants to prove that he is the best; Muk, a Thai-African guy who needs money to support his family; IQ, a cheerful character who only wants to help his mother; and K, an old friend of Tai's, who has a mysterious past. He and his teammates must risk their lives and fight their way to the final round of the deadly Fireball championships so that Tai can avenge his brother on the court.

lunedì 1 dicembre 2008

Like a dragon di Takashi Miike (Giappone/2007)




Paradossi a cui si va in contro se si decide di collaborare con Takashi Miike. Quando il produttore Toshiro Nagoshi decise di spingere la software house Sega a finanziare una controparte orientale di Grand Theft Auto, la scelta del fuorilegge di Osaka come regista per le scene di raccordo fu quasi automatica. Così come il capolavoro della Rockstar (soprattutto il capitolo ambientato a Vice City) non ha mai fatto mistero circa i suoi prestiti nei confronti dei grandi crime movies occidentali, era naturale che l’erede di Fukasaku (e, non per nulla, autore di un fantastico remake di una delle pietre miliari dello yakuza eiga a opera del maestro) fosse incaricato di donare un'aura cinematografica al progetto. Ma cosa succede se Miike finisce per essere incaricato anche della trasposizione del videogioco su grande schermo?



Like a dragon vale molto di più come cortocircuito di linguaggi che come opera filmica, forte di tutti i pregi e i difetti che ogni lungometraggio dell’iconoclasta giapponese comporta. La volontà di unire un cast oceanico (scelta che rimanda direttamente a Battles without honour and humanity e a tutti gli Yakuza papers seguenti) con una sceneggiatura a incastro di scuola Tarantinesca/Guy Ritchiana è quantomeno deleteria se messa a contatto con la concezione del ritmo narrativo di Miike. Come in ogni altra regia del Nostro i tempi si dilatano all’infinito per poi comprimersi all’improvviso, dando spazio infinito a parentesi (apparentemente) inutili per bruciare tutti gli snodi narrativi fondamentali in un pugno di minuti (si veda l’intro del primo DOA, un lungometraggio di ampio respiro riassunto in sette minuti). Affascinante cifra stilistica che in un contesto come il blockbuster appare invece come incapacità nella gestione dei tempi.



Ricollegandoci al concetto di cortocircuito Like a dragon è invece una prova di forza fenomenale. Rifiutando di tornare a girare un nuovo Agitator (200 minuti di sommesso e livido intimismo yakuza) Miike decide di punteggiare lo script di trovate al limite del surreale. Boss mafiosi che uccidono a colpi di palla da baseball, duelli molto John Woo ma con fucili a pompa al posto delle celebri Beretta, risse alla Tekken con tanto di auree vitali e pugni in fiamme, enormi elicotteri Huey capaci di volare rasoterra alle trafficate strade di Tokyo, miracolosi reintegratori vitaminici e un protagonista, Kiryu, dotato di tutto il carisma necessario a fissarsi a lungo nell’immaginario collettivo. Se il videogioco era dotato di una regia e di una sceneggiatura capace di elevarlo quasi allo status di film interattivo, così la sua trasposizione su pellicola fa di tutto per ricordarci da dove viene.



A una serie di trovate registiche stupefacenti per freschezza e audacia Miike affianca, come sempre, un lungo giro sull’ottovolante delle emozioni più viscerali. In Like a dragon si passa da farsa a dramma (e viceversa) senza soluzione di continuità, lasciando spesso spiazzati per la velocità con cui si viene sbalzati dall'umorismo cartoonesco al pathos dell’affresco criminale. Le trovate visive alternano un uso sorprendente del digitale (sempre esplicito) con immagini di una poesia e di una potenza mozzafiato, senza dimenticare i classici micro cut tanto cari al regista di Ichi the Killer.



Di certo non il miglior Miike, ma di sicuo l'ennesima dimostrazione di quanto questo cineasta stia riscrivendo le regole del cinema. Giapponese e non solo.