martedì 31 luglio 2012

All Star Daredevil



Se One More Day fosse capitato a Daredevil sarebbe stato considerato da un sacco di gente come una benedizione, piuttosto che un crudele giochetto del demonio. Dopo tutto avere la possibilità di dimenticare un padre ucciso dalla malavita, incidenti con sostanze tossiche, un paio di fidanzate morte, mogli impazzite, persecuzioni, crolli psicologici, possessioni demoniache,… non dovrebbe essere poi tanto male. Siamo chiari: nessun personaggio Marvel ha subito tante angherie da parte dei suoi creatori quante ne ha dovute sopportare l’avvocato cieco di Hell’s Kitchen. Una linea guida che ne definisce la gran parte delle run - dagli anni ’80 a oggi - aderente in toto alla caratterizzazione cattolica del Nostro. Tanto da donargli, in più di un’occasione, dei contorni da Cristo urbano. La stessa saga Born Again potrebbe essere stata scritta, visti i punti in comune con Il Cattivo Tenente, da un Abel Ferrara in stato di grazia. Entrambe sono opere dove la religione assume un ruolo centrale e il martirio viene analizzato in una prospettiva inedita e straziante. Partendo da questo presupposto è facile concedersi al gratuito giochino dei paralleli e fare un confronto con la controparte di casa DC del nostro scavezzacollo. Che non è Batman, come in troppi credono, ma il più solare Superman. Un Messia paternalista destinato a rimanere solo – in quanto unico nella sua specie - confinato su di una terra dove può praticamente tutto.  A differenza di quello che ci si aspetterebbe una vita per nulla facile, dove le minacce più grandi vengono proprio dal senso di colpa. Che rimane sempre il motivo primo di ogni atto riconducibile a Matt Murdock: un macigno enorme – ma in realtà inesistente – sulla coscienza. 


Non è un caso se una delle copertine più famose della serie All Star Superman veda Kal-El sospeso a mezz’aria, con le braccia nella tipica posizione del predicatore. Alle sue spalle il sole, i cui raggi rifranti dal corpo dell’alieno paiono avvolgerlo in una luce divina. Una dichiarazione d’intenti per una serie di storie che definiranno una volta per tutte Superman. Oltre che creare un clamoroso strappo con gran parte di quello proposto dai comics in questi anni (leggi come: finto realismo votato al gioco al ribasso). Il capolavoro firmato Morrison e Quitely parte con il Nostro protagonista consapevole che dovrà morire entro breve tempo (ne viene a conoscenza nel primissimo arco narrativo), eppure la run non sprofonda mai in toni oscuri o apocalittici. Al contrario, è intrisa di un classicismo fatto di sfide enormi, di viaggi al di là di ogni immaginazione, colori luminosi e inquadrature ariose. Oltre che vagonate di umanità. Le stesse, identiche parole che si potrebbero usare per definire il nuovo Daredevil.


Dopo anni di buio ci voleva il veterano Waid per portare un raggio di luce sul mondo oscuro di questo tormentato personaggio. Anche se in più tratti il fido Foggy insinui nel lettore - in maniera per altro estremamente sottile - la presenza di un cono d’ombra tutt’altro che inoffensivo, questa serie è un capolavoro di spensieratezza e positività. A partire dalle sceneggiature incredibili, non per quello che succede ma per la potenza e la cristallinità della narrazione, e passando per un comparto grafico con ben pochi pari in tutta l’industria. Non rimanere sbalorditi di fronte alla doppia splash nelle primissime pagine del numero 9 - la vedete qui sopra - è un’impresa che sarà possibile solo al più cinico. I fratelli Rivera sono una potenza, asciugano l’impossibile e spesso paiono puntare più all’astrazione che alla saturazione della tavola. Senza contare le mille influenze retro in cui imbevono ogni singola vignetta. Aspetto che rende la loro arte letteralmente irresistibile.


Il Messia di rosso vestito pare essere finalmente sfuggito al suo Golgotha senza fine per trascinarci in un universo di trovate narrative, dove ogni pagina riserva una sorpresa. In questo senso la testata in questione è un prodotto assolutamente votato all’onanismo, dove la grammatica del fumetto viene raffinata e rinfrescata per il puro piacere di arrivare a una forma linguaggio che si mangia a colazione qualsiasi megaevento o altra trovata da major possiate immaginarvi. A differenza della serie di Grant Morrison qui il team creativo è concentrato in maniera quasi esclusiva sulla forma, relegando le storie a mero scheletro su cui scatenarsi. Ci sono un sacco di trovate stuzzicanti – Murdock impossibilitato a esercitare in tribunale che diventa consulente, le scappatelle sexy con la Gatta  Nera,… - ma la loro freschezza deriva sempre da come ci vengono servite. L’assenza totale di riferimenti post-moderni o metalinguistici poi è la ciliegina sulla torta su di una portata di cui non si sarebbe mai sazi.


Tutto questo se siete avidi lettori alla bulimica ricerca di classe e intelligenza applicate a una purissima espressione di cultura pop. Altrimenti sappiate solo di avere tra le mani un gran, gran, gran fumetto di pagliacci mascherati che svolazzano tra i palazzi di New York. Che dovrebbe già essere abbastanza per invogliarvi alla lettura.

sabato 28 luglio 2012

Altro che Valvonauta!


Considerato che:


a) da ormai due anni non metto piede a un bel festival da metallaro truce, di quelli monotematici e talebani fino all'osso (l'antitesi di quel fritto misto di terza categoria che è stato il Gods of Metal, per capirci);
b) sono stanco di essere preso per il culo in quanto ultimo abitante della mia valle a non aver visto i Folkstone dal vivo. Che non mi fanno certo impazzire, ma meritano comunque di essere supportati per aver strappato ai Verdena il titolo di rockstar della Val Seriana;
c) non capita spesso di avere a uno sputo da casa un festival di caratura internazionale, con un bill magari non per tutti ma ricercatissimo e di qualità eccelsa (vedi i Negura Bunget, black metal atmosferico dalla Romania). Dopo di che vorrei sapere perché in un posto dove non fanno mai nulla se ne sono saltati fuori con un raduno metal folk medioevale. Dura lamentarsi dell'etichetta di barbari sognanti.
d) costa solo 10 euro.


Alla luce dei punti qui sopra direi che, anche se non è esattamente la mia tazza di te, domani me ne vado al Fosch Fest. Poi vi faccio sapere quante tshirt ho avvistato con la scritta Winter is coming.


venerdì 27 luglio 2012

Vecchia scuola


Se non conoscete lo street-artist Dain vi suggerisco un piccolo giochetto: prima leggetevi questa intervista, poi guardatevi i due mini-documentari qui sotto. E non provate a dire che non ci siete rimasti male. Anche se questo eroe è attivo da un sacco di anni solo ora riesco a realizzare quanto riesca ancora a essere una forza della natura.







martedì 24 luglio 2012

Ritorno alla 36ma camera



Su Conversazioni sul Fumetto una nuova recensione del sottoscritto. Questa volta a base di kung fu, tecniche segrete e splatter a go go (che bello scrivere per un sito di intellettuali!). Già che ci siete leggetevi anche i commenti, il buon Antonio Solinas mi bacchetta per un'imprecisione piuttosto interessante.

lunedì 23 luglio 2012

In viaggio stando fermi


Address Is Approximate from The Theory on Vimeo.



Toccante video scoperto grazie al solito Matteo Bittanti. Se avete due minuti (anzi, qualcosa di più di due minuti visto quanto vi farà riflettere) leggetevi il suo saggio Cartografie interattive per viaggiatori schermici, poi riguardatevi il piccolo capolavoro qui sopra. Senza fare tanti moralismi mi pare che dietro la struggente storia di questo giocattolo ci sia una riflessione piuttosto profonda su come, oggi come oggi, siamo ovunque senza mai muoverci dalla nostra camera. Poi, vista l'attenzione al concetto di mondo reale visto attraverso una periferica digitale, ci ricollegherei anche questo intervento sulla New Aesthetic. Pezzo notevolissimo segnalatomi a tempo debito da quell'autore geniale che è Adriano Barone. E, già che ci siete, leggetevi anche l'intervista al fondatore stesso della NA, James Bridle, sulle pagine dell'ultimo numero di Rivista Studio.

Piccola chiosa finale: notare la differenza di approccio alla materia da parte del sottoscritto rispetto a quella dell'autore di Videoludica. Bittanti si conferma un uomo del futuro, immerso in concetti astrusi senza mai un velo di paternalismo o nostalgia. Io uno stronzo incapace di resistere alla tentazione di dare al post un titolo dal vago (ma vago, vago) retrogusto post-adolescenziale (tanto diciamo che è una citazione dei Jamiroquai e siamo tutti più tranquilli).

sabato 21 luglio 2012

Come si gestisce una metal label?




Da qualche tempo a questa parte i ragazzi della Scion AV, da sempre impegnati a supportare la nascita di nuove etichette e start-up in ambito musicale, stanno portando avanti un progetto piuttosto interessate: una serie di mini documentari sul lavoro all'interno delle più famose metal label del pianeta. E così, dopo Nuclear Blast, Prosthetic e Relapsesiamo arrivati alla super quotata Profound Lore (vi linko solo il primo video per ogni serie, poi pensateci voi a recuperarli tutti). Le cose che emergono sono sempre le solite - passione, professionalità e voglia di farsi il culo - ma vedere questi metallari portare avanti il loro progetto con serietà da autentici businessman è, a dir poco, entusiasmante. Alla faccia di tanti luoghi comuni.


Bonus: guerra tra titani


Alla Scion AV dirigono anche semplici video musicali. Una delle loro ultime fatiche è questo video dei Black Breath. Ve lo siete goduti? Se la risposta è "sì" penso che a questo punto condividiate con me l'adorazione per il batterista. Ora guardatevi anche questo video dei Bullet. Se il batterista dei BB vi sembrava la massima risposta al divismo del mondo dello spettacolo moderno, ditemi voi cosa pensare del frontman di questi scavezzacollo. Enormi!

martedì 17 luglio 2012

Saga 1-4: sempre meglio. Incredibilmente sempre meglio.



Prendi la famiglia più Miyazakiana del fumetto statunitense: una madre tostissima e appartenente a una razza guerriera ipertecnologica, un padre devoto ma imbranato (fervente pacifista, mago praticante), un figlia biologica su cui tutti vorrebbero mettere le mani e una sorella maggiore di fresca adozione. Anzi, il fantasma di una sorella maggiore, visto che la nuova arrivata è morta e può comparire solo di notte. Si consideri che, per quanto questo nucleo appaia sgangherato, i dialoghi tra i vari membri riescono a essere naturali, organici e realistici. Capaci di trasmettere un senso di calore e affetto tangibile stando immersi in un plot fatto di guerre intergalattiche, mostruosi cacciatori di taglie e razze sempre più bizzarre numero dopo numero. Aggiungi poi a questo bel polpettone da favola fantascientifica qualche colpo ben assestato alla bocca dello stomaco, tipo l’esplicito riferimento alla pedo-prostituzione nel numero quattro. Fai scrivere tutto a un Brian K. Vaughan in formissima e chiedi a una strepitosa Fiona Staples di metterlo su carta. E considera che l’artista canadese è bravissima nel rendere il tutto, pagina dopo pagina, ancora meno scontato di quanto non lo sia già in fase di sceneggiatura. Prendiamo il personaggio di Alana, la protagonista. Nonostante (o forse proprio perché) il suo design sia l’esatto opposto di quello che ci ha propinato il fumetto statunitense negli ultimi 20 anni riesce a essere bellissima. Fisionomia severa, mascella importante, costume che ne copre completamente le forme. Confrontate con l’imbarazzante accumulo di volgarità sfruttato dalla DC per il rilancio dei suoi personaggi femminili e provate a non rimanere mortificati.


Quattro numeri usciti e sarà la terza volta che parlo di Saga su queste pagine. La narrazione procede lentissimamente – siamo ancora all’introduzione – eppure l’impressione è quella dell’opera importante. Nata come ruffianata per essere venduta alla Tv (è palese), eppure inscindibile dal medium su cui ci è stata recapitata. Se Trono di Spade (libro e serie) può essere definito come fantasy-senza-fantasy-eppure-fantasy, Saga ne è l’esatto opposto. In un universo dove la fantasia non ha limite tutto il realismo è affidato al più delicato degli indicatori: i rapporti umani. Sono esattamente le stesse cose che ho scritto in fase di recensione del numero uno, lo ammetto. Ma in un pugno di uscite il team creativo di questa serie è riuscito a elevare tutto al cubo. Vedere una copia di alieni sfuggiti a un’imboscata potenzialmente letale battibeccare per via del nome di una ex spuntato nel momento sbagliato è senza prezzo. Ancora di più quando i dialoghi  sono il perfetto sunto tra iper-realismo e brillantezza da commedia alla Audrey Hepburn. E poi monarchie campate in aria, pianeti del sesso, gattoni senzienti, donne ragno con le tette al vento,… 


Insomma, oggi esce il quinto numero. A recuperare tutto fate ancora a tempo. Io non aspetterei oltre.