lunedì 20 ottobre 2008

M18-J-92T: il disegno tecnico diventa arte.



Si fa chiamare M18-j-92T, è sudafricano e fa letteralmente paura. Tanto vi basti per fare un giro sul suo blog.

domenica 19 ottobre 2008

Carcade: la next next gen del videogioco?



Sviluppato da tre geniali studenti berlinesi Carcade è il primo esempio concreto di intersezione tra realtà e finzione videoludica. Costruendo i livelli di gioco in tempo reale e basandosi sulle informazioni inviate da una web cam montata sull'esterno di un'autovettura (in quale gioco si sta fermi?) si ottiene un risultato impressionante, un'autentica fusione tra simulazione e vita reale. Sopra trovate un video esemplificativo, tanto per rendersi conto davanti a che rivoluzione ci stiamo trovando.

Commodore 64 Orchestra






Nerd come poche altre cose viste in vita mia.

sabato 18 ottobre 2008

Ebola - Nothing Will Change

Agli Ebola piace non piacere a nessuno. Perché impegnati in un percorso troppo personale per essere condiviso da altri. Con la volontà di essere sempre etichettati come qualcosa d’altro. Inscriverli nella nuova ondata death core vorrebbe dire svilirne il lato teatrale e melodrammatico, parlarne solo in virtù della violenza spietata unita alle melodie funeree non farebbe giustizia alla sensazione di apocalisse imminente come non si avvertiva con tale tanfo dall’ultimo Today Is The Day. Le sperimentazioni fanno debordare spesso e volentieri l’amalgama sonoro degli Ebola in territori impregnati dei liquami black metal, senza mai scordare un’urgenza febbricitante che non può che ricordare le derive death moderniste di Despised Icon e Beneath The Massacre. Tutto senza mai perdere un’immediatezza e una freschezza inauditi per il folto fronte dei talebani dell’elitarismo a ogni costo. Anche a costo di andare in contraddizione con l’avvio di questa recensione. Ed è proprio questo il punto, l’intelligenza di una band capace di toccare nell’arco di una stessa traccia punte di estremismo ferale e intuizioni (di suono come di struttura) accessibili a chiunque simpatizzi anche solo vagamente con certe sonorità. Senza dimenticare una costruzione dell’immaginario che sfocia in sussurri recitati, melodie d’altri tempi ed emotività da romanzo ottocentesco. E stiamo parlando solamente dell’anticipazione del disco che verrà. Speriamo il prima possibile.

venerdì 17 ottobre 2008

Make It Count - Leeway (GSR Music/2008)

Il miglior disco HC dell'anno. Semplice, violento, melodico. C'è poco spazio per le moderne cazzate emometaldeathcore quando si ha a che fare con un lavoro che fa sul serio come questo Leeway. Qui la mia recensione.

martedì 14 ottobre 2008

The Valiant Ones (1975): King Hu e l'arte di filmare l'azione

Per i puristi della pellicola il cinema non è che l’arte dell’immagine in movimento. Dimenticandosi per un attimo della posizione centrale che la sceneggiatura ha guadagnato negli ultimi anni (anche se non sembrerebbe) e sforzandosi di isolare un filone che sfrutti al meglio le potenzialità della meravigliosa macchina cinema è difficile trovare qualcosa di più completo del cosiddetto action, soprattutto nella sua accezione marziale. Esatto, quei tanto vituperati film di calci e pugni. Basterebbe un recupero superficiale di capolavori come Duel to the death (Ching Siu-tung/1982), The barefoot kid (Johnnie To/1993), Ashes of time (Wong Kar Wai/1994) o The Blade (Tsui Hark/1995) per rendersi conto di come le scorse generazioni di cineasti cantonesi abbiano portato la grammatica della settima arte a un nuovo livello. E prima di tutto questo arrivò The valiant ones (1975), del maestro King Hu.



Concepito come narrativamente nullo proprio dal suo stesso autore, The valiant ones non è null’altro che una sequela di risse e di scontri marziali. Il risultato è da capogiro. Le coreografie fluide e mai sopra le righe di Sammo Hung vengono consegnate all’eternità da un montaggio al limite del subliminale, da movimenti di macchina inauditi e da un uso dello zoom che ne eleva lo status da simbolo dell’amatoriale a protesi naturale della carrellata. La frequenza e la complessità degli scontri va ad aumentare con lo scorrere dei minuti, fino al cataclismatico duello finale.



Lo spettatore si trova così al cospetto di 106 minuti di invenzioni e di raccordi azzardati. L’amore per la compressione, caratteristico di tutto il cinema di HK, viene portato alle estreme conseguenze unendo sinuosi movimenti di macchina a ellissi appena percettibili, senza dimenticare l’apporto drammatico di un sapente uso dello zoom. Campi strettissimi ci proiettano direttamente dentro l’azione, mentre l’inquadratura rimane incollata agli attori spesso in maniera del tutto inaudita.



Detto per inciso, oggi come oggi non esiste cineasta capace di tanto. Senza contare maestranze e atleti. King Hu sfrutta tutti i colori della tavolozza cinema, elevando il cinema popolare ad autentica avanguardia linguistica. Le sequenze vengono spezzettate in segmenti supersonici, frammentando la narrazione e spostando l’asse dalla comprensione alla percezione. L’occhio smette di identificare tutto quello che succede sullo schermo, il messaggio arriva direttamente al cervello.



In quanti ne sono capaci oggi?



Sotto trovate la sequenza finale, non ci sono problemi di spoiler, ma mi sembrava giusto avvisarvi.

lunedì 13 ottobre 2008

Bergamo Street Art (Pt.2)











Seconda tornata. E seconda dimostrazione di quanto le idee di Berlusconi (galera per i writer) siano residui di una cultura morta 50 anni fa.