mercoledì 26 marzo 2008

Comunicazione creativa: Hot Video





Come comunicare al grande pubblico la nascita di un nuovo canale "hot", possibilmente senza sbattere a tutta pagina qualche mignottone da sbarco? Chiedetelo ai ragazzi della CLM BBDO, nota agenzia pubblicitaria francese.



martedì 25 marzo 2008

Sick Nurses di Thospol Sirivivat e Piraphan Laoyont (2007)


Da Wikipedia.org: “Fanservice o fan service (in giapponese semplicemente "saabisu", "service") è un termine gergale usato soprattutto in qualsiasi prodotto (anche se il termine è nato per indicare anime e manga, lo si può allargare a libri, fumetti, programmi televisivi, videogiochi) per indicare un indugiare su particolari del tutto gratuiti che non hanno un peso reale sulla trama, ma sono presenti solo per soddisfare un certo tipo di pubblico (per dare, appunto, un servizio ai fan). “


E proprio a questo si riconducono gli ottanta minuti scarsi di questo Sick Nurses, prodotto Thailandese a cavallo tra horror, misoginia e ironia sguaiata.


Prendete il seminale Angeli Violati (1967) di Koji Wakamatsu, storia di un gruppo di infermiere sequestrate e seviziate da uno squilibrato in preda a un delirio edipico dalle proporzioni bibliche. Da molti questo è considerato il motore primo di tutto il prolifico genere dell’ero guru (erotismo grottesco) nipponico, inutile quindi disquisire sull’importanza per l’immaginario collettivo (in oriente come in occidente, basti pensare a Cronenberg) di una tale opera. Unite alla potenza deflagrante di una tale carica iconoclasta la demenza che vorrebbe avere un prodotto distribuito dalla Troma come Maniac Nurses Find Ecstasy (1990), ennesima variazione sul tema W.I.P. (women in prison) ma arricchito dalla presenza di provocanti infermiere killer. Non fate mancare all’appello neppure uno spirito in cerca di vendetta, una tonnellata di inquadrature maniacali sui culi/tette delle sette infermiere (il famoso fan service) e avrete Sick Nurse. Film che, detto per inciso, nella sua pochezza si mangia tutti gli horror pop corn movie di stampo statunitense degli ultimi cinque/dieci anni.


Tutta la trama si dipana nei tre minuti antecedenti ai titoli di testa, in cui vediamo un infermiera morire sul tavolo operatorio circondata dalle sue colleghe e con qualcuno che ci aggiorna sul fatto che gli spiriti tornano sulla Terra per la loro vendetta a distanza di sette giorni dal decesso. Il restante minutaggio si concentra sulle uccisioni (alcune veramente notevoli) e sulle fattezze delle protagoniste (tutte carine ma con due/tre casi di autentico attacco alle coronarie, sempre che vi piaccia la patatina orientale…).


Quello che maggiormente colpisce dell’opera degli esordienti Thospol Sirivivat e Piraphan Laoyont è l’alternarsi tra una morigeratezza da oratorio (nonostante le vagonate di gnocca neppure un pelo, fino all’eccesso della doccia vestita da parte della più formosa delle protagoniste) e un menefreghismo assoluto per il politicamente corretto. Una carica immorale che spinge a dipingere tutti i personaggi femminili come possessivi e ossessionati da se stessi, oltre che oltremodo stupidi e superficiali (tra le lesbo amichette, la maniaca del fitness, la bulimica e la fissata con il matrimonio abbiamo decisamente un bel campionario di casi umani tra cui andare a pescare) e, naturalmente, ad affogarli nel loro stesso sangue. Che scorre a fiumi, e spesso in maniere del tutto inedite.


Per il resto il film si basa su una manciata di ottime trovate (magnifico il climax dell’orologio) e su una messa in scena ultraibrida (tipico da cinema thai) capace di frullare nello stesso cocktail impazzito cinema classico, videoclip e suggestioni da survival horror per PS2 (vedi alcune soluzioni cromatiche o l’uso del grandangolo su alcuni movimenti di macchina). Ottimi scivoloni nel grottesco, tipo i gayser di sangue alla festa, e finalone Miikiano.




lunedì 24 marzo 2008

Perchè frequentare cosplayers fa male

La risposta la trovate nelle gallerie del sito Baka Gaijin, una mega raccolta di tutto il trash di stampo cosplay. Tra l'annicchilente e l'esilarante.



http://jpoptrash.nihon-fr.com/bakagaijin/bakagaijin.htm

http://jpoptrash.nihon-fr.com/bakagaijin/bakagaijin2.htm

sabato 22 marzo 2008

[oldies but goldies] Bio Zombie di Wilson Yip (1998)

Prima che Wilson Yip diventasse il regista discontinuo che è ora, un personaggio capace di passare da uno Sha Po Lang a un Dragon Tiger Gate senza dimenticarsi di avere sul groppone un paio di capolavori del peso di Bullets Over Summer e Juliet In Love, prima della joint venture con l’attore/coreografo/regista Donnie Yen, prima di tutto c’era questo Bio Zombie. Non l’esordio assoluto del nostro, ma comunque il primo contatto con le sue reali potenzialità: messa in scena estremamente estetizzante, senso dell’assurdo (nell’accezione più amara del termine), una buona dose di pessimismo.



Pensate all’alba dei morti viventi di Romeriana memoria, innestatelo con il Generazione X di Kevin Smith e cercate di immaginarvi il tutto servito in agrodolce, lungo una delle trafficate strade di Hong Kong. Aggiungeteci una sana dose di esagerazioni tipiche della cinematografia dell’ex colonia inglese e un finale capace di colpire (con una potenza sconsiderata) direttamente alla bocca dello stomaco senza mostrare nulla. Bio Zombie è un po’ tutto questo, e tanto altro ancora: in un centro commerciale simile al negozio di dischi visto in Arancia Meccanica, uno di quei labirinti claustrofobici fatti di specchi, colori e umanità che chiunque sia stato in oriente almeno una volta non può aver fatto a meno di visitare, due commessi cazzari e perdigiorno (Jordan Chan, ma soprattutto un pazzesco Sam Lee) ingannano il tempo tra ragazze e smargiassate poco credibili. Un banale incidente e le sue imprevedibili conseguenze li porterà a condividere il loro tanto amato micro universo con un buon numero di zombie vogliosi di cervelli.



Partendo da questi presupposti Wilson Yip costruisce una deliziosa galleria di personaggi, dai due antieroi al mafiosetto maschilista, passando per la bella di turno e il suo spasimante sfigatissimo, e li inserisce in una vicenda dal ritmo forsennato, dove la nota critica al consumismo lascia spazio a una mappatura di quel immaginario pop che i protagonisti della vicenda potrebbero condividere con i loro coetanei in carne e ossa. Si passa da toni da telefilm adolescenziale a momenti realmente toccanti, senza dimenticare un linguaggio sempre sopra le righe e costantemente intriso di sesso fino alla saturazione. Situazioni irresistibilmente comiche, costruite con dei tempi perfetti, vanno fianco a fianco con una marea di citazioni, sia cinematografiche che extra medium (in primis il videogioco, si veda la scheda di presentazione di ogni personaggio, con tanto di indicatore forza e arma preferita), per nulla gratuite e perfettamente integrate in un mondo composto unicamente da post adolescenti.



Il risultato finale è una bomba deflagrante, troppo spesso sottostimata in virtù della sua natura ibrida e per via del budget praticamente inesistente. Un'esplosione di risate, frattaglie e pessimismo cosmico quasi senza pari.


venerdì 21 marzo 2008

[trailer] Scare 2 Die di Cub Chien (2008)



Nuovo Cat.III dritto dritto da Hong Kong. Tre episodi dall'alto tasso gore per l'esordio dietro la cinepresa del direttore della fotografia preferito dai noti fratelli Pang (The Eye, Re-Cycle, Diary, Ab Normal Beauty,...). Sperando che sia meglio di quel Gong Tau che tanto illuse gli appassionati del genere lungo il 2007.


giovedì 20 marzo 2008

Illogo, quando la musica muore



Su Haternal.com il sottoscritto intervista i fenomenali Illogo. Tra Today Is The Day, Tarantula Hawk, Unsane e Neurosis. Il suono della musica che muore. Probabilmente il miglior disco dell'anno appena passato.


mercoledì 19 marzo 2008

My Plastic Heart

Se anche voi siete maniaci di urban toys e action figure viniliche, fatevi un giro su www.myplasticheart.com. Molto più assortito e attento ai nuovi designer del fin troppo blasonato KidRobot. E in più il dollaro è in caduta libera.